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futis
H. habilis


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  Inviato:
03 Ott 2008 - 11:30 |
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quello che volevo sottolineare è che l'antropologia in Italia, con l'attivazione dei corsi di laurea specifici, si sta istituzionalizzando come sapere. E' un percorso che tutte le discipline fanno, seppur in grado diverso e con modalità a volte distinte. Questo vuol dire maggiore offerta, come dici tu, ma soprattutto dovrebbe dire:
1) maggior organizzazione e interscambio tra i cultori di quella materia
2) maggior possibilità di diffondere la prospettiva propria della disciplina
3) verosimilmente maggior riconoscimento sociale
4) verosimilmente maggiori fondi
5)incremento della quantità dei prodotti dell'intelletto nel settore disciplinare
e via di questo passo. Si creano insegnamenti, si creano cattedre, progetti di ricerca, collaborazioni fra gruppi, riviste solide (non come quelle che muoiono dopo tre numeri) e tutto la macchina accademica di produzione e diffusione di un certo sapere.
In gran parte questo è un processo politico, non altro.
Quindi, stando al recente passato, si può dire, secondo me, che la "disciplina antropologica", dal punto di vista istituzionale, si stia irrobustendo. Questo non vuol dire che tutto vada bene, che ci siano ricercatori di antropologia eccellenti ad ogni angolo e che tutto vada bene. Anzi. Vuol dire però che qualcuno pare si stia prendendo a cuore le sorti di questa disciplina indisciplinata anche nel nostro bel paesello.
Per quanto riguarda il senso comune degli italiane, io non so dove stia andando. Nel senso che a malapena riesco a vedere dove va il mio. Nel senso che non mi pare di avere indicatori soliti, comunque costruiti, che mi permettano di definirne la direzione. A meno che uno non si riferisca all'esito delle urne, ma allora parliamo di quella parte del senso comune di natura specificatamente "politica". Che è fondamentale, intendiamoci, ma non esaurisce tutto il senso comune. Qui si è a rischio di gravi riduzionismi esplicativi, secondo me.
Mi pare che tu ti riferisca ai fondamenti "valoriali" dell'antropologia. Io non so se spetti all'antropologia il compito di rendere le persone più responsabili. Certo anche in questa direzione si può fare qualcosa, ed è auspicabile, però quando si entra nel campio dell'etica e della politica (ambiti tradizionalmente propri della riflessione su "come stare al mondo"), mi pare che l'antropologia socioculturale zoppica un pò, stretta tra relativismo e universalismo, aperture all'alterità e identità specifiche, ecc.
Quindi, per rispondere alla tua domanda, penso che antropologia attualmente non faccia rima con cittadinanza responsabile, ma lo sviluppo della disciplina, di cui ho sottolineato gli aspetti istituzionali, fa ben sperare.
Tu che ne pensi? |
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johnny23021981
A. ramidus


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  Inviato:
03 Ott 2008 - 11:55 |
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non lo so. così su due piedi direi che in effetti hai ragione tu. vediamo se questo processo di istituzionalizzazione continuerà ed in che modo. le cose non possono andare tutte storte dopotutto scusami, sono pessimista. questo per la prima parte. per quanto riguarda la seconda parte, quella sul senso comune, invece non posso che dirmi piuttosto preoccupato. non so bene nemmeno io dove si stia andando. ma penso non sia la strada giusta. l'antropologia non ha forse "basi solide" ma è un ottimo strumento per smontare alcune gigantesche mistificazioni attuali come ad esempio quella razzista. anche la sociologia dovrebbe intervenire. ecco forse il problema è proprio questo: il sistema universitario italiano è chiuso in se stesso ed incapace di prendere forti posizioni e di parlare alle "masse". parlo di posizioni politiche come quelle che alcuni intellettuali francesi sono stati in grado di prendere tempo fa. vedi Bourdieu ad esempio, che ha usato il suo "capitale simbolico", come dice lui, accumulato grazie al suo enorme prestigio scientifico, e poi l'ha gettato nella mischia mediatica e politica con ottimi e duraturi risultati. ovviamente questo è da ricollegarsi a ciò di cui parlavi tu all'inizio. una disciplina forte non può parlare. ma la sociologia invece? detto tra noi sospetto fortemente che il campo accademico sia strangolato, nel dibattito pubblico, da quello giornalistico e che questo sia eterodiretto nei modi che sappiamo. tant'è vero che Paolo Del Debbio (quell'uomo di dubbio gusto che parla su italia 1 e fa l'opinionista) è anche professore universitario. mentre sui giornali italiani non si vede un solo editoriale di antropologi. a parte il manifesto che in compenso forse chiuderà. così, su due piedi direi questo. |
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futis
H. habilis


Registrato: 10 Lug 2003
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  Inviato:
03 Ott 2008 - 13:06 |
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sul processo di istituzionalizzazione delle discipline vorrei anche dire questo: una volta istituzionalizzate si modificano, cioè entrano in una nuova fase avente logiche diverse. Una di queste, la più problematica forse, è quella legata alle aspettative che si creano nelle persone. Mi spiego. Finchè non esisteva il cdl in antropologia, la professione dell'antropologo era definita in maniera alquanto semplice: coincideva con quella di professore di antropologia all'università. Questo era necessario, perchè per fare ricerca sul campo occorre che qualcuno ti finanzi, e sono proprio le università a farlo, laddove poi diffondi il sapere così generato. I professori erano pochi, qualche cattedra distribuità in diversi cdl di diverse facoltà, i dipartimenti di afferenza i più vari . Con la creazione dei cdl, e una quantità notevole di studenti iscritti, la natura delle disciplina cambia, perchè comincia a "produrre" dottori in antropologia che legittimamente cercheranno un riconoscimento successivo nel mercato del lavoro. E la questione si fa spinosa, perchè il passaggio da disciplina di nicchia composta da pochi cultori dispersi e non rilasciante titoli specifici (diciamo un settore di ricerca "puro") a disciplina istituzionalizzata che comincia a rilasciare titoli per i quali poi si cercherà una corrispondenza nel mondo del lavoro non è stata affrontata nel modo adeguato. (i forum di "antropologia e lavoro" qui su Antrocom ne sono un piccolo ma rilevante esempio). Io non sto dicendo che ogni laureato debba trovare lavoro per ciò che ha studiato (succede, ma in paradiso, mi han detto), e credo che chi si iscrive all'università sappia cosa ha fatto, cioè che non si è iscritto all'ufficio di collocamento, e che non c'è scritto da nessuna parte che alla fine degli esami ti danno un lavoro; però è anche vero che siamo in una condizione formativa paradossale, cioè si contribuisce a creare aspettative enormi che poi saranno puntualmente disattese.
Questo per dire che l'istituzionalizzazione dell'antropologia è un vantaggio per la disciplina, ma forse, attualmente, ancora uno svantaggio per che decide di diventarne discepolo. Bisognerebbe che chi governa queste cose operasse con più buon senso.
sul fatto del rapporto tra antropologi e giornalisti la questione è anche lì delicata, perchè a volte non si capisce bene la differenza. Una volta una antropologa nostrana rinomata ha detto ad una lezione a cui partecipavo che se gli antropologi non hanno una teoria socio-antropologica solida allora è meglio che facciano i giornalisti. Un altro famoso americano ha detto che un antropologo è colui il quale è troppo intelligente per fare il giornalista ma scrive troopo male per diventare un romanziere di successo...Resta cmq il fatto che nella nostra società l'impatto del giornalismo è enorme, e quello degli esperti disciplinari minimo. Ma, mi vien da dire, gli antropologi potrebbero anche darsi una mossa, invece se ne stanno belli chiusi nei loro uffici universitari covando rabbia e disgusto per questa società che i loro modelli non riescono a inquadrare o, peggio, sentendosi superiori a queste cose del micromondo!...mah!
tra antropologi e giornalisti non so bene chi sia meglio ascoltare per farsi un'idea del mondo in cui viviamo...la speranza è sempre quella che le "masse", come dici tu, si rendano conto che i libri sono a disposizione di tutti, nelle biblioteche son gratuiti, e spesso andarsi a prendere un libro, un documento o qualsiasi altra cosa di prima persona e provare a farsi un'idea dell'argomento, compiendo lo sforzo necessario, senza aspettare l'intervento di tutti i vari intermediari che la nostra società ha creato per connettere l'"alto al basso". credo sia una buona strategia per imparare a pensare con la propria testa, viatico principale per esercitare una cittadinanza responsabile. |
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johnny23021981
A. ramidus


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  Inviato:
03 Ott 2008 - 15:28 |
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"Bisognerebbe che chi governa queste cose operasse con più buon senso. "
hai presente la riforma attuale dell'università? nessuno mi garantisce che i cdl in antropologia esisteranno ancora fra un paio di anni. ciao |
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futis
H. habilis


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  Inviato:
03 Ott 2008 - 15:39 |
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guarda, io sulla riforma sono informato dai giornali e dai mass media, nel senso che non essendo frequentante son lontano dalle prospettive interne dei gruppi studenteschi delle varie università. L'unica cosa che mi vien da dire, dopo un decennio buono di "proteste", è la seguente: è fin troppo facile e spesso inutile prendersela con chi tira i fili stando tanto in alto. E' vero che determinano le linee politiche ed economiche a livello di macro-sistema, ma tante volte sarebbe più opportuno focalizzarsi sul livello di mezzo del sistema, cioè quello dei Professori Ordinari e gregari vari, che governano la baracca standoci dentro. La crisi dell'università va affrontata rinnovandola dall'interno, non dall'esterno.
Tanto per far intendere meglio, si può leggere qui: http://www.repubblica.it/2008/10/sezion ... ienza.html |
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johnny23021981
A. ramidus


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  Inviato:
03 Ott 2008 - 15:54 |
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futis
H. habilis


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  Inviato:
06 Ott 2008 - 16:24 |
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johnny23021981
A. ramidus


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  Inviato:
06 Ott 2008 - 18:30 |
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ah ah ah ah sono preparatissimo su questo. specifico solo che li dentro non c'è dibattito tra persone che la pensano in modo diverso (a parte il mio omonimo ovviamente) ma tra economisti liberisti che hanno opinioni differenti sui dettagli. |
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futis
H. habilis


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  Inviato:
06 Ott 2008 - 18:40 |
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ti ho visto, ti ho visto, sennò non postavo
conosco abba bene la composizione delle teste del sito, in alcuni ambiti costruiscano linee di dialogo molto fruttuose
di mio, direi che perlomeno meritano di essere letti. Spessissimo riflettuti. Poi ognuno pensa quel che vuole.  |
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