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L’attentato
dinamitardo di Semdinli: fino a dove bisogna risalire per trovare i responsabili?
Venerdì 18 novembre 2005
Il 9 novembre 2005, alle 12 e 15, un uomo è stato ucciso e molti altri sono
rimasti feriti in seguito a un attentato dinamitardo perpetrato contro la libreria
Umut Kitabevi, a Semdinli (provincia di Hakkari), nel sud-est della Turchia.
Il proprietario della libreria e altre persone sono riusciti a fermare il presunto
autore dell’attentato e altri due uomini che lo attendevano, a quanto sembra,
in un’automobile parcheggiata nelle vicinanze. Nel veicolo sono state rinvenute
armi, liste di oppositori politici, informazioni sugli abitanti di Semdinli,
carte e documenti vari. Pare che il nome del proprietario della libreria fosse
incluso in una delle liste; è stata ritrovata anche una piantina del suo domicilio
e del suo negozio. Si è saputo poi che i tre uomini fermati dalla folla appartenevano
ai servizi di sicurezza: secondo quanto riportato sulle loro carte d’identità,
si trattava di membri dei servizi segreti della Gendarmeria in abiti civili.
La stampa ha rivelato in seguito che il presunto autore dell’attentato è un
informatore del Partiya Karkeren Kurdistan (PKK, Partito dei Lavoratori del
Kurdistan); tale informazione non è stata smentita dalle autorità. I tre uomini
sono stati condotti alla polizia e il presunto autore dell’attentato è stato
posto in stato d’arresto. In seguito, mentre il procuratore procedeva alle indagini
sul posto, colpi d’arma da fuoco sono stati sparati da qualcuno che ea a bordo
di un’automobile in direzione della folla. Un civile è rimasto ucciso e diversi
altri sono stati feriti. L’inchiesta del procuratore è stata aggiornata. Un
sergente delle forze speciali della Gendarmeria è stato arrestato e perseguito
per uso eccessivo della forza, che ha provocato la morte di una persona. Il
Premier turco e i ministri della giustizia e dell’interno si sono detti determinati
a far luce su tale vicenda e a fare tutto il possibile per condurre i responsabili
di fronte alla giustizia. Il ministro della giustizia, Cicek, ha descritto il
momento attuale in Turchia come “un’era in cui eventi di questo genere non restano
nell’ombra”. Considerate le gravi accuse di implicazione diretta delle autorità
nei fatti del 9 novembre a Semdinli, considerati anche gli interrogativi che
solleva tale vicenda, Amnesty International invita il governo turco a nominare
una commissione d’inchiesta indipendente. Le indagini devono essere condotte
in conformità ai principi delle Nazioni Unite riguardanti la prevenzione efficace
delle esecuzioni extragiudiziali, arbitrarie e sommarie, nonché i modi efficaci
d’indagare su simili esecuzioni. L’organizzazione vuole attirare in particolare
l’attenzione sugli articoli 9, 10 e 11:
«9.Un’inchiesta approfondita e imparziale sarà prontamente aperta in tutti i
casi in cui vi sia il sospetto di esecuzioni extragiudiziali, arbitrarie o sommarie,
inclusi i casi in cui denunce sporte dai familiari o informazioni degne di fede
diano a pensare che si tratti di decesso non naturale nelle circostanze date.
Esisteranno a tal scopo procedure e servizi ufficiali d’inchiesta nei Paesi.
L’inchiesta avrà come oggetto la determinazione della causa, delle circostanze
e del giorno e ora del decesso, del responsabile e d’ogni atto che possa aver
condotto al decesso, e di qualunque successione di fatti che si ripeta sistematicamente.
Ogni inchiesta dovrà includere un’adeguata autopsia, la raccolta e l’analisi
di tutte le prove fisiche o scritte e delle testimonianze. L’inchiesta opererà
una distinzione fra morti naturali, morti accidentali, suicidi e omicidi. «10.
L’autorità incaricata dell’inchiesta avrà la facoltà d’ottenere tutte le informazioni
necessarie per l’inchiesta e disporrà di tutte le risorse finanziarie e tecniche
di cui avrà bisogno per portare a termine il suo compito.
Avrà anche facoltà d’obbligare i funzionari, che si suppongono implicati in
una qualsiasi delle esecuzioni menzionate, a presentarsi e a testimoniare. La
stessa regola si applicherà riguardo ai testimoni. A tal fine, sarà abilitata
a chiamare i testimoni – inclusi i funzionari in causa – a presentarsi e a esigere
che siano fornite prove.
«11.Nel caso in cui le procedure d’inchiesta stabilite siano inadeguate, per
difetto di competenze tecniche o d’imparzialità necessaria, o perchè la questione
è di dimensioni troppo ampie, o perché ci si trovi manifestamente in presenza
d’abusi sistematici, nel caso in cui la famiglia della vittima lamenti tali
insufficienze o per qualunque altra ragione importante, i poteri pubblici faranno
proseguire l’inchiesta da una commissione indipendente o da organo analogo.
I membri di tale commissione saranno scelti per la loro imparzialità, competenza
e indipendenza personale. Saranno, in particolare, indipendenti rispetto a qualunque
istituzione o persona che possa essere oggetto dell’inchiesta. La commissione
avrà facoltà di ottenere tutte le informazioni necessarie all’inchiesta e condurrà
l’inchiesta in applicazione dei presenti principi». Il mandato della commissione
d’inchiesta indipendente sui fatti che si sono svolti il 9 novembre a Semdinli
deve comportare delle indagini sui seguenti punti:
- motivazioni dell’attentato, che presenta le caratteristiche d’un omicidio
e che sarebbe stato perpetrato da un informatore del PKK e da due membri dei
servizi segreti della Gendarmeria, che sono stati tutti identificati pubblicamente;
- l’omicidio di un civile che si trovava sul luogo e ferite inflitte ad altri
passanti, a quanto pare da un sergente delle forze speciali della Gendarmeria;
- considerati gli elementi (liste dei nomi, documenti, armi) rinvenuti sull’automobile
che sarebbe stata utilizzata dalle tre persone coinvolte nell’attentato, tale
vicenda rientra nell’ambito d’una politica più ampia condotta dai servizi di
sicurezza contro gli oppositori politici nella regione?
- le questioni sollevate nel rapporto dell’inchiesta preliminare sui fatti del
9 novembre, condotta da otto organizzazioni non governative, tra le quali l’Associazione
dei Diritti Umani IHD, Mazlum-Der e alcune organizzazioni sindacali e professionali
locali; in particolare l’ipotesi secondo la quale alcuni degli elementi di prova
legale farebbero pensare a una connessione con altro attentato perpetrato il
1° novembre 2005 a Semdinli e che ha causato diversi feriti fra i civili e provocato
danni materiali;
- catena di comando e livello di coinvolgimento dei responsabili dell’esercito
e della Gendarmeria nei fatti del 9 novembre, e la possibilità che quest’attentato
rientri nell’ambito d’un complotto o d’una politica più ampia;
- profonda preoccupazione riguardo l’uso di armi da fuoco da parte della polizia
durante manifestazioni di protesta contro i fatti di Semdinli in altre città
della regione, in particolare a Yüksekova e Hakkari, che hanno provocato la
morte di alcuni manifestanti, e l’uso apparentemente eccessivo della forza che
ha portato al ferimento di diversi manifestanti.
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