Il Regime Iraniano Continua a Sopprimere Civili Kurdi


 

Il Regime Iraniano Continua a Sopprimere Civili Kurdi

La scorsa settimana nel Kurdistan Orientale (Iran), durante gli attacchi da parte delle forze dell’ordine iraniane sui manifestanti kurdi, 11 civili sono stati uccisi, 250 persone ferite di cui 40 gravemente, e 800 poste agli arresti.
I feriti hanno paura di recarsi in ospedale per timore di rappresaglie da parte dello Stato, mentre le famiglie dei feriti arrestati non riescono ad avere informazioni sui loro congiunti.
La gente viene arrestata con la forza, le loro abitazioni ispezionate e gli abitanti torturati.
Era il giorno del settimo anniversario della cattura illegale, facente parte di un complotto internazionale, del Leader Kurdo Abdullah Ocalan.
La popolazione Kurda del Kurdistan iraniano ha manifestato democraticamente in molte città chiedendo la libertà per il sig. Ocalan.
Organizzare una manifestazione di massa per esprimere lealtà al proprio Leader Nazionale è un diritto legittimo e democratico.
Tuttavia, il regime iraniano ha dimostrato ancora una volta ilrifiuto di tollerare l’espressione di tale diritto e ha risposto brutalmente con la forza armata ostacolando e uccidendo i manifestanti.
Le seguenti città del Kurdistan iraniano sono pericolose e rappresentano una seria minaccia per i Kurdi: Mahabad, Nexede, Piransehr, Meriwan, Sine, Kirmansah, Urmiye, Soma, Mako e Poldesit.
Nelle città di Maco, Poldesit e Soma11 persone hanno perso la vita.
Per questo motivo occorre prestare particolare attenzione al rafforzamento dei militari, alle ostilità e al continuo assedio.
Si sta intensificando anche una forte pressione all’interno della regione affinché alcune persone divengano guardiani di villaggi al fine di operare come forze paramilitari al servizio dello Stato.
Tutti questi sviluppi indicano che la situazione può degenerare in qualunque momento.
La popolazione kurda si trova in una situazione di grande ingiustizia dove non può ricorrere ad alcuna legge democratica né ai diritti umani.
Ci appelliamo pertanto alla comunità internazionale per porre fine agli omicidi e alla distruzione che ancora oggi permane.
L’opinione pubblica democratica non dovrebbe rimanere in silenzio ma dovrebbe attivarsi per fermare questa situazione.
Il popolo kurdo, che subisce oppressioni e ingiustizie dagli Stati all’interno dei quali è situato il Kurdistan, non dovrebbe essere lasciato solo.
I kurdi hanno sempre chiesto democrazia, libertà e diritti umani.
Ci appelliamo al Consiglio delle Nazioni Unite (ONU), all’Unione Europea (UE), al Parlamento Europeo, al Consiglio Europeo, agli Stati Uniti d’America (USA): non si tratta soltanto del popolo kurdo, ma di pace, stabilità, democrazia, diritti umani e libertà dell’intera regione, e pertanto ognuno e ogni singola organizzazione dovrebbe agire di conseguenza.
Gli attacchi al popolo kurdo devono essere fermati immediatamente e una soluzione dovrebbe essere trovata per la Questione Kurda.
Pressioni dovrebbero essere fatte sull’Iran subito perché domani potrebbe essere troppo tardi.

Kurdistan National Congress (KNK)

Congresso Nazionale del Kurdistan
21.02.20061

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