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Minacce ai guardiani di villaggio che hanno deposto le armi
15 maggio 2007, DIHA, Sirnak[di Kerem Celik]
Ad Andaç, villaggio composto da circa 300 abitazioni nell'area fra Uludere e Sirnak, nei pressi del confine, i militari hanno effettuato minacce e pressioni.
Pertanto l'8 maggio circa 5000 persone hanno caricato sui muli le loro cose e si sono incamminate in direzione del Kurdistan iracheno.
Sono stati
bloccate dai soldati; hanno provato a passare, ma il blocco militare li ha poi indotti a ripiegare verso il centro cittadino di Sirnak.
Sono ora circondate da ogni lato.
300 guardiani di villaggio si sono poi recati alla caserma, hanno firmato un documento e depositato le loro armi.
Al momento è vietato entrare nel villaggio e uscire da esso.
Le autorità militari hanno però accettato di togliere i checkpoint dalle strade di accesso e si sono anche impegnati a non costringere i guardiani di villaggio a partecipare a operazioni militari.
Tuttavia i 300
guardiani hanno poi detto che non intendono riprendere le armi fino a quando le autorità militari non avranno dimostrato la serietà e sincerità delle loro intenzioni.
Anche se in futuro dovessero riprendere le armi, i guardiani non si recheranno comunque a prendere parte ad operazioni militari.
Trascorsa una settimana, le pressioni dei militari sono riprese.
Alcuni contadini del villaggio si sono recati presso la caserma di Guliazi, della quarta brigata, per nuovi colloqui.
Nell'incontro il comandante, B.K., ha chiesto perché i guardiani di villaggio non avessero ripreso le armi.
I contadini, a loro volta, hanno richiesto maggiore sicurezza.
B.K. ha detto: "Vi abbiamo dato la nostra parola, avete manifestato in massa e ora in massa dovete riprendere le armi. Porterò qui una troupe della televisione nazionale TRT1 e tutti dovrete parlare davanti alle telecamere. Altrimenti non potremo darvi alcuna garanzia e vi faremo crollare il tetto sulla testa".
Gruppi di contadini hanno poi rilasciato dichiarazioni, restando anonimi per ragioni di sicurezza: hanno detto di aver subito minacce e forti pressioni e chiesto perché IHD e GOC-DER non si occupano di quel che sta avvenendo a loro; sono in gioco 10000 vite e tutti i villaggi dell'area di confine subiscono pressioni. Potrebbe prodursi una nuova Maxmur.
I contadini hanno poi fatto appello a tutte le organizzazioni interessate, affinché si impegnino per una soluzione riguardo alla loro situazione.
Gli abitanti dei villaggi dell'area di Uludere vicini al confine turco-iracheno, ogni volta che vengono poste all'ordine del giorno operazioni militari, incontrano difficoltà, ad esempio, nel far giungere sui pascoli i loro animali.
Vi è la presenza di checkpoint all'entrata e all'uscita dei villaggi, e tutti vengono perquisiti.
Di recente tre membri del JITEM sono stati fermati presso il villaggio di Aros: su agende trovate in loro possesso vi erano i nomi di tutte le persone abitanti nei villaggi situati nella zona di confine.
Tutti, uno per uno, erano stati schedati.
Nei villaggi di Andaç, Guliazi, Yemisli,... vi è l'autorità di B.K., comandante della quarta brigata, trasferito di recente da Cukurca.
Così B.K. si è espresso al suo arrivo nella zona: "Ho già svuotato 26 villaggi. Ora tocca a voi!"
Così sono iniziate le pressioni che hanno indotto gli abitanti dei villaggi a provare a migrare verso il Kurdistan iracheno.
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