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Rapporti degli incontri della delegazione Italiana In Kurdistan per il Newroz 2007


 

Rapporti degli incontri della delegazione Italiana In Kurdistan per il Newroz 2007

Da Bingol 20 marzo 2007
Il 21 marzo i kurdi festeggiano il Newroz e per l’occasione le piazze di tutta la regione si riempiono di gente con i tradizionali colori del kurdistan: il rosso, il giallo e il verde.
Il Newroz é il nuovo giorno, la più grande ricorrenza della cultura kurda e ricorda la liberazione dal mitologico e feroce tiranno Dehoc che soleva nutrirsi del cervello dei bambini.
Ma nel tempo la Festa é diventata anche la più grande manifestazione dell’orgoglio e dell’identita di un popolo di 40 milioni di persone e di rivendicazione della pace e della democrazia.
Per l’occasione, anche quest’anno, delegazioni di osservatori da tutta Europa si sono recate nel Kurdistan turco e con esse un centinaio di italiani, fra i quali sette sardi.
E così, la bandiera dei 4 mori e stata portata a sventolare con quella dei kurdi da Marta Saba, studentessa di Sestu, Anna Maria Ortu, impiegata di Cagliari, Silvia Narciso, geometra di Quartu, Salvatore Siddi, operaio di Selargius, Gianni Mariani, medico di Orune, Stefano Mannironi, avvocato di Nuoro e Antonello Pabis, operatore del volontariato,tutti impegnati nella cooperazione internazionale.
Nella loro agenda vi è anche perciò un incontro per la definizione di un progetto di cooperazione per il trattamento delle talassemie a favore del quale sara richiesto anche lo specifico contributo della Regione Sardegna.
Ma, oltre a quello di manifestare la solidarietà dei democratici sardi alle istanze del popolo kurdo, lo scopo più delicato della missione è il monitoraggio dello stato di avvicinamento della Turchia all’Unione Europea.
Infatti, alla Turchia è richiesto anche dalla comunita europea di risolvere le spinose questioni dei diritti umani, del rispetto delle minoranze e delle libertà democratiche che oggi sono negate, soprattutto al popolo kurdo.
Particolarmente scabrosa è la questione di Abdullah Ocalan, il leader kurdo incarcerato da 8 anni, unico detenuto nell’ isola-carcere di Imrali, nel Mar di Marmara e di cui i kurdi chiedono la liberazione.
Recentemente i suoi avvocati hanno denunciato il suo lento avvelenamento, con già gravi ripercussioni sulla sua salute ed hanno chiesto il controllo di una commissione medica internazionale a garanzia di imparzialità.
A ciò sono seguite proteste di massa in Turchia e in Europa mentre il Governo Turco, negando tale richiesta, afferma che la salute del prigioniero è sotto controllo e al sicuro.
Resta il fatto che Ocalan è tenuto nel più stretto isolamento, può ricevere solo saltuariamente le visite di familiari ed avvocati, mentre il rifacimento del suo processo, come da tempo richiesto dalla Corte di Giustizia Europea, tarda ad arrivare.


La delegazione al Newroz di Silopi 2007

Senza verita' e giustizia non ci puo' essere pace
Yakay-Der e' l'associazione dei familiari degli scomparsi.
La presidente e' Pervin Buldan, moglie di un imprenditore scomparso negli anni '90 perchè accusato di essere finanziatore del Pkk.
A quell'epoca Pervin era incinta ed il giorno in cui il cadavere di suo marito fu ritrovato nacque suo figlio.
Dagli anni '90 sono avvenuti 12.000 casi di sparizioni accertate.
Yakay-Der indaga anche sulle esecuzioni extragiudiziarie, l'ultima vittima è stato il giornalista armeno Hrant Dink, ucciso con quattro colpi di pistola, dopo esser stato accusato di aver "offeso l'identità turca" per aver parlato del genocidio armeno.
Il sogno di Pervin è poter erigere un monumento agli scomparsi in una piazza di Diyarbakir; facciamo fatica a credere che il governo glielo permetterà perchè dovrebbe ammettere l'esistenza degli scomparsi ed avviare delle indagini.

Ad Ayasma: i 2 volte sfollati 18-03-2007
Ritorniamo nel campo profughi di Ayasma dopo un anno; non ci accoglie il vocio di tutti quei bimbi festanti e non vediamo nemmeno quelle case misere, cadenti, edificate in una notte che riempivano la vallata.
In virtu' del "progetto di trasformazione sociale" voluto dal governo turco, la baraccopoli viene distrutta per lasciare il posto a complessi abitativi "piu' consoni" alla presenza dello stadio che domina la ormai ex baraccopoli.
Il meccanismo strano e perverso di riallocazione consiste nel far firmare ad ogni proprietario di casa un contratto di affitto con riscatto nelle "torri", enormi grattacieli in quartieri periferici e degradati.
Siccome gli affitti sono troppo onerosi, è verosimile che tra alcuni mesi le famiglie riallocate morose saranno cacciate nuovamente e la loro unica alternativa sara' ricostruire in una notte un'altra casa in un'altra baraccopoli piu' lonatana e senza alcun servizio.
Delle 1500 baracche di Ayasma da febbraio ne sono state distrutte 700, 940 possessori di titolo di proprietà hanno firmato il contratto per le torri, 42 famiglie si sono rifiutate ma alla fine sono state costrette a farlo.
Chi distrugge ad Ayasma e costruisce alle "torri" è la medesima mega impresa edile Toki.
Non sappiamo che fine farà l'ambulatorio medico che garantisce cure e medicine per l'intera baraccopoli, grazie ad un progetto dell'associazione "Verso il Kurdistan" di Alessandria.
Dopo aver fotografato questa grande distesa di macerie intervallata ancora da qualche casa che entro settembre verrà distrutta, ci rechiamo alle "torri".
Saliamo al decimo piano di un enorme edificio giallo, incontriamo una famiglia originaria del Kurdistan fuggita negli anni '90 per la distruzione del suo villaggio e vissuta ad Ayasma per 12 anni.
Da un mese vivono in 10 persone in un appartamento di 90 mq.
Per capire meglio questa situazione incontriamo Yasmin Karadag della federazione dei diritti fondamentali (Temel Haklar Federasyonu) che si occupa dei problemi dei baraccati, che opera in 17 baraccopoli ad Istanbul, 2 a Izmir e 2 ad Ankara.
Solo ad Istanbul sono 5 milioni (un terzo degli abitanti) a vivere nelle baraccopoli, sono kurdi, turchi, circassi il cui reddito e' di circa 200 euro al mese mentre la soglia di povertà per la Turchia è di 450 euro mensili per famiglia.
Il problema maggiore è la salute: molti non hanno diritto alla carta verde e quindi devono pagarsi le cure; importante è anche il problema dell'alimentazione e dell'istruzione.
Secondo il piano di trasformazione del governo tutte le baraccopoli verranno distrutte e si creeranno altre baraccopoli ancora piu' tremende e piu' lontane dalla città.
Yasmin è una giovane donna che si batte per i diritti fondamantali negati a tante persone.
E' stata in carcere per 12anni per reati politici; in seguito alle torture ricevute ha perso un rene e l'altro funziona male, non ha la carta verde in quanto ex detenuta.

A Istanbul, il nostro primo giorno 19-03-2007
Da 24 ore siamo in Turchia e già ci stiamo rendendo conto del deterioramento della situazione kurda e del rispetto dei Diritti Umani in generale: donne arrestate durante le manifestazioni dell'8 marzo, giornali chiusi, nella zona kurda è stata oscurata Roj TV (TV kurda che trasmette dal Belgio), sono aumentate le operazioni militari nonostante l'ennesima tregua unilaterale attuata dal movimento kurdo, molte sono state anche le perquisizioni nelle sedi del Dtp (partito politico filo kurdo).
In questo contesto preoccupante iniziamo ad incontrare gli esponenti della societa' civile di Istanbul per capire meglio.
Incontro con Sedat Cayci presidente di Tuad der - Istanbul. 17-03-2007
Quelli che incontriamo sono tutti ex detenuti: chi ha scontato 2,8,10 e 15 anni di carcere, come il loro presidente, che oggi è qui.
Ci dicono che la situazione nelle carceri sta peggiorando.
Anziché torture e punizioni corporali, come avveniva in modo generalizzato in un recente passato, oggi le punizioni sono anche di altro genere; ad esempio, nel carcere di Tekirdag sono state proibite le visite dei parenti per ben 15 mesi!
C'è un momento di grande tensione in Turchia: molti hanno un processo per quasi nulla.
Quest'anno il Newroz assume particolare rilevanza: c'è la questione che è stata sollevata dai legali di Ocalan del suo progressivo avvelenamanto: per questo, i kurdi chiedono che una commissione di medici indipendenti, riconosciuta a livello internazionale, verifichi l'effettivo stato di salute del suo leader.
Il governo turco invece ha inviato una propria delegazione di medici, che però hanno negato l'esistenza del problema.
Anche per il Newroz si prospettano grandi difficoltà: nei giorni scorsi, sono stati arrestati numerosi membri del Dtp, con l'obiettivo di intimidire; inoltre, secondo dichiarazioni dell'autorità, lo stesso Newroz sarà proibito qualora compaiono i colori della bandiera kurda oppure la W di Newroz.
Appare significativo l'episodio accaduto nei giorni scorsi ad Agri: un militare turco che si era rifiutato di andare a combattere in montagna: è stato ucciso dagli stessi militari che poi hanno dichiarato trattarsi di suicidio!
Tuad e tutto il movimento kurdo insistono per portare la lotta dei kurdi sul terreno democratico, cosa non gradita agli alti gradi dell'esercito che invece vogliono mantenere la situazione in uno stato di guerra permanente; c'è anche un particolare interesse in questo da parte dei militari che, restando in zona di guerra, ricevono salari di fatto triplicati.

Incontro con Yuksel Genc - 18-03-2007
Yuksel Genc è una ex guerrigliera.
Nel '99, su invito di Ocalan, hanno deposto le armi, si sono autoconsegnati e sono stati condannati a svariati anni di carcere.
Erano due gruppi, per un totale di 16 persone: uno proveniente dalle montagne e un altro dall'Europa, otto persone per gruppo.
5 persone del suo gruppo sono tuttora in carcere, uno è morto in carcere per le pessime condizioni detentive, lei è stata condannata a 5 anni ed è stata rimessa in libertà 2 anni e mezzo fa.
Oggi è impegnata nel movimento per la pace in Turchia, un impegno che ha incontrato molte difficoltà per il pregiudizio da parte di intellettuali, ma anche di democratici nei confronti degli ex guerriglieri, ed è capo redattrice di Ozgur Gundem, il giornale filo kurdo che - ci annuncia - è stato chiuso il 6 marzo, per un mese, subito sostituito da un giornale gemello, Yasanda Ozgur Gundem, chiuso anch'esso il giorno dopo la sua uscita.
Yuksel crede che la lotta per la pace sia molto piu' difficile della lotta armata, ma il governo turco continua con la sua politica di guerra, spinge i giovani ad "andare in montagna", ad esempio; ultimamente ha arrestato molti dirigenti di Dtp.
La situazione è davvero preoccupante: ora la Turchia si e' allontanata dall'Europa, e' piu' vicina alla soluzione militare, alla guerra contro i Kurdi, guerra le cui avvisaglie sono anticipate dall'aumento delle operazioni militari a Diyarbakir, Batman, Sirnak, Siirt, nonostante la dichiarazione di tregua unilaterale del Pkk proclamata il primo ottobre del 2006.
L'esercito, che ha portato in zona oltre 200.000 soldati, ha già ucciso molti guerriglieri nei mesi scorsi.
E' in questo periodo che il ministro della difesa turco e il capo di stato maggiore delle forze armate si sono recati negli Stati Uniti a discutere con Bush di future strategie.
Nel contempo, c'è stata una recrudescenza delle attivita' di polizia: non c'è sede del Dtp che non sia stata perquisita e dirigenti arrestati; hanno condotto in carcere 92 donne in occasione delle manifestazioni dell'8 marzo in Turchia, di cui 31 nella sola Cizre.
Le donne arrestate sono state fatte segno di violenza.

Di questo gruppo di 31 donne, c'era chi aveva appena partorito un bambino, ma anche donne molto anziane.
Sono in corso numerosi processi per reati di opinione e i presidenti del Dtp di 3 citta' kurde sono in carcere.
Dopo la chiusura di Ozgur Gundem, c'è stato l'oscuramanto, in Kurdistan, del canale Roj TV.
I kurdi sono preoccupati, temono altre mattanze.
Il giornale Gundem esiste da 15 anni, ma in 15 anni è stato chiuso ben 17 volte e per 17 volte è rinato con un nuovo nome.
Più di 40 giornalisti sono stati uccisi, molti sono scappati in Europa, altri sono in carcere.
In questi ultimi due anni, Ozgur Gundem ha totalizzato più di 600 processi a suo carico.
Per bloccare l'uscita del giornale sono arrivati a minacciare la tipografia che lo stampa e i chioschi di vendita che lo distribuiscono.
La motivazione per la chisura del giornale è stata quella della lotta al terrorismo.

Ritorno al Newroz a Batman
Già detto che ritornare in Kurdistan è immergersi in una situazione che sembra sempre più incancrenita di anno in anno: mancanza di rispetto dei diritti fondamentali di qualsiasi persona, quindi anche dei Kurdi abitanti in Turchia.
A Instanbul si ha l’impressione di una città in cui il mattone la fa da padrone (come nel resto del mondo) e sembra che, come al solito, i proventi ingrassino mafie e multinazionali (che sono poi la stessa cosa).
I poveri diventano sempre più poveri, accatastati in torri-condomini che sorgono come enormi funghi di 11 piani, allineati in modo ossessivo, naturalmente alle periferie delle città.
In queste torri vengono obbligati ad abitare anche i Kurdi che, distrutti dai Turchi i loro villaggi (4000) negli anni passati, hanno cercato scampo nelle grandi città, in capanne costruite nel giro di una notte, perchè il Corano dice che ciò che può essere costruito in una notte non può essere distrutto il giorno dopo.
Ma anche in terra islamica non sempre il Corano ha valore (come in Europa il Vangelo) e il governo turco decide di abbattere tutto.
Negli occhi degli abiatnti delle case distrutte o in attesa di distruzione c’è disperazione e rassegnazione insieme.
Inshallah!
Nei nuovi appartamenti non possono stare più di un certo numero di persone: si pensi che non sono rare le famiglie con più di 10 figli, i vecchi vivono con i più giovani, le amicizie famiglia con famiglia datano da parecchi anni addietro, storie dei vecchi e dei vecchi dei vecchi .
Rapporti familiari ed amicali di solidarietà e condivisione brutalmente spezzati.
Disorientamento dei piu’ giovani.
Disoccupazione giovanile diffusa in tutta la Turchia, maggiormente tra i giovani Kurdi.
Giovani Kurdi che hanno sentimenti, dignità e voglia di vivere nella loro antica terra, resa fertile dai grandi fiumi dell'antichità, nella meravigliosa Mesopotamia di Assiri e Babilonesi.
Giovani e vecchi kurdi che posseggono ancora il senso dell'umanità, della fratellanza tra popoli oppressi.
E’ strano che tanto meno si possiede di beni consumistici tanto più si conserva la dignità umana, la voglia di condividere la casa, e la parola è resa concreta dal legame con la propria identità culturale.
Ecco perché vale la pena di tornare ogni anno al Newroz in Kurdistan: per ritrovare il senso di quella umanità che l’Occidente sta sempre più distruggendo, in vecchi e giovani.
W il popolo Kurdo! W il popolo Palestinese! W i popoli oppressi del Darfur, dell’Africa, dell’America latina!
Sono la riserva di umanità del mondo. Là dove l’uomo vale perchè è UOMO!!
Il Marzukurdo

Incontri a Batman
A Batman ci sono acqua e petrolio.
Ma é una città con enormi sacche di povertà. Da piccolo villaggio in 50 anni si e trasformata in una città apparentemente moderna, ma con problemi antichi che cerchiamo di capire incontrando le associazioni della società civile.
Associazione lotta contro la povertà
Batman ha 450000 abitanti, costituiti in gran parte da sfollati interni costretti a fuggire dai villaggi distrutti durante gli anni ’90.
Queste persone sradicate non hanno potuto né saputo integrarsi nella realtà cittadina e per disagio sociale, povertà e discriminazione, vivono ai margini con poche speranze per il loro futuro.
L’estrazione del petrolio impiega 3500 persone, soprattutto tecnici non locali, l’ 80% della popolazione vive sotto la soglia di povertà.
La maggior parte degli abitanti è sfruttata per lavori di bassa manovalanza, con contratti lavorativi a termine ed è solo da alcuni anni che si comincia a parlare di diritti sindacali.
L’organizzazione è costituita solo da volontari e fornisce cibo ed indumenti.
Uno dei volontari dell’ associazione é il figlio di Musa Anter.
Selis : dalla parte delle donne
Batman è tristemente nota per l’alto numero di suicidi; negli ultimi 5 anni ci sono stati 402 suicidi, 281 erano di giovani donne tra i 15 e i 25 anni.
Queste donne povere catapultate da una vita rurale semplice e con regole ben precise alla città, si trovano imprigionate, loro malgrado, a delle regole che le opprimono talmente tanto che scelgono di morire avvelenandosi o impiccandosi.
Il 70% delle donne non ha istruzione e vita sociale.
Da 2 anni è stata aperta dalla municipalità di Batman Selis, un'associazione in cui 8 donne volontarie, tra cui una psicologa ed una sociologa, cercano di aiutare queste donne che vivono nella città, ma hanno su di sé le stesse "catene" dei villaggi.

La liberta' di espressione in Turchia: un diritto negato 20-03-2007
Questa mattina abbiamo incontrato 2 associazioni: l'IHD, che si occupa della difesa dei Diritti Umani in Turchia, e il BARO, il foro degli avvocati.
Entrambi i nostri interlocutori, i presidenti delle 2 associazioni, hanno voluto sottolineare come la legislazione turca ancora consenta una violazione sistematica dei DU fondamantali.
Negli ultimi anni, dopo gli accordi di Copenaghen, che hanno stabilito un percorso a tappe per l'entrata della Turchia in Europa, alcuni passi avanti sono stati fatti per adeguare le leggi turche agli standard internazionali.
Ma questi progressi, nella maggioranza dei casi, sono solo sulla carta e non trovano una applicazione pratica.
In effetti, all'interno dello stato turco esiste da tempo un conflitto, che ora è anche sotto gli occhi dell'opinione pubblica, tra potere politico e potere militare.
Il primo, attraverso l'operato del governo e del parlamento, spinge per una riforma legislativa che aiuti la Turchiaad entrare in Europa, il secondo, molto piu' conservatore, mal sopporta ogni tipo di cambiamento.
Il risultato è che alcuni Diritti Umani fondamentali sono ancora sistematicamante violati.
L'esempio più eclatante è dato dalla legge 301.
Questa legge, in violazione al diritto alla libertà di opinione e di espressione, prevede che una persona possa essere condannata per aver vilipeso l'identità turca.
Per essere portati a giudizio è sufficiente essere accusati di avere offeso la bandiera turca oppure il governo, la polizia o i militari.
Il presidente dell'IHD ci racconta un caso emblematico. L'anno scorso, le forze di sicurezza dell'esercito hanno sparato contro un'auto, uccidendo una madre e sua figlia che erano a bordo; i militari credevano che nell'auto si nascondessero dei guerriglieri!
L'IHD ha presentato un rapporto in cui si denuncia questo episodio e si afferma che questa operazione poteva essere condotta semplicemente fermando i passeggeri dell'auto.
A causa di questo rapporto, accusati di avere offeso le forze di polizia, il presidente ed alcuni membri dell'IHD sono stati portati a giudizio per violazione della legge 301, ed il processo è ancora in corso.
Alla domanda "Qual'è la più grave violazione dei diritti umani in Turchia, in questo momento?", il presidente dell'IHD ha risposto senza esitazione: "La più grave violazione è operata dallo stato turco che viola il diritto d'espressione dei difensori dei DU ed ostacola il loro lavoro".
Mi sembra che questa frase racchiuda in sé tutte le contraddizioni che ancora ci sono in questo paese.
E a pagare il prezzo più alto sono ancora una volta i Kurdi, che non smettono di reclamare il diritto ad esprimere la propria identita' di popolo.

Incontro con Ahmet Artak, sindaco della Municipalità di Sirnak, regione del Botan - 20.3.2007
La situazione nella citta' di Sirnak e nella regione
Nel centro di Sirnak ci sono oggi 20.000 militari.
Tra Hakkari e Sirnak ce ne sono 250.000, con la presenza di istruttori antiguerriglia di Cia e Mossad.
In questa zona, stanno allestendo la più grande caserma di tutto il Kurdistan.
Il sindaco di Hakkari, Metin Tekge, è stato condannato a sette anni di carcere per "presunti legami con il Pkk", di cui sei mesi per essersi rivolto alla Corte appellando Ocalan, "signor Ocalan".
Nei mesi scorsi sono stati denunciati i 56 sindaci per l'appello di solidarieta' su Roj tv.
I problemi legati all'assistenza sanitaria nella città di Sirnak
La situazione sanitaria, dopo la nostra visita di questa estate, è cambiata.
Il Governatore ha indetto dei meeting.
Il problema sanitario è stato così evidenziato: oggi i medici, che hanno seguito il corso di preparazione, sono una quindicina e sono a disposizione della comunità.
Stanno anche ristrutturando l'ospedale, che - è previsto - ospiterà 150 posti letto.
La mortalità infantile è ancora elevata, ma anche quella degli adulti è alta; il 60% delle persone non ha un lavoro, dunque manca di assistenza sanitaria e di carta verde.[simile al nostro libretto della mutua, n.d.r.]
Tra l'altro, hanno stabilito che se una famiglia ha la proprietà della casa, non ha diritto alla carta verde.
Ogni giorno, qui a Sirnak, c'è un numero elevato di morti che va da 4 a 6.
Le cifre ufficiali della mortalità infantile indicano il 2 per mille, quelle reali si aggirano intorno al 30 per mille.
La percentuale più elevata, a parte i bambini, riguarda le donne.
Le morti sono dovute, in questi ultimi tempi, soprattutto al cancro al polmone a causa dell'alto inquinamento da polveri, proveniente dalla vicina centrale termica di Silopi.
Si tratta di una vecchia centrale a carbone, costruita dieci anni orsono, ma in funzione da tre anni.
La centrale si trova a tre chilometri di distanza da Silopi ed è costantemente sorvegliata da militari.
Proprio adesso è partito il progetto per la realizzazione di un'altra centrale simile, sempre a Silopi.
Intorno a questo problema sta nascendo un movimento di opposizione.

Incontro con il sindaco di Silopi, Muhsun Kunur - 20.3.2007
A 10 chilometri di distanza c'è l'Iraq.
Silopi è una cittadina che ha una storia antichissima, circondata da monti con resti di castelli medioevali; secondo la tradizione, sul monte Cudi sarebbe approdata l'arca di Noè.
I dati ufficiali della popolazione sono di 56.000 abitanti, con i profughi di guerra si arriva in realtà a 85.000.
Non ci sono industrie, ma solo agricoltura e pastorizia.
L'attivita' principale della popolazione è rappresentata dai commerci con il vicino Iraq.
Negli ultimi due anni, la guerriglia ha proclamato una tregua unilaterale; questo non ha impedito ai militari di proseguire le loro operazioni sulle montagne con incendi di foreste e morti.
Da venti anni a questa parte non ci sono mai stati tanti militari come ora, probabilmente l'intenzione è quella di una dimostrazione di forza, sia nei confronti dell'America, in caso di un eventuale attacco all'Iran, sia nei confronti degli altri Paesi dell'area.
Per quanto riguarda il Newroz, il sindaco ha comunicato al Governatore che le donne che hanno lavorato per un anno alla preparazione dei loro vestiti tradizionali, non rinunceranno a partecipare con i loro colori.
E' una festa pacifica, ma che vuole portare una testimonianza anche sulle terribili condizioni di detenzione di Ocalan.
In merito alla centrale a carbone di Silopi, il sindaco ci ha detto che un gruppo di avvocati del BARO sta lavorando per creare un movimento di opposizione.

40.000 al Newroz di Silopi - 21.3.2007
La sera del 20 marzo, con alcuni membri del DTP, siamo andati a vedere i preparativi del Newroz.
In centro città, in uno spiazzo sterrato, intorno ad un grande falò, già molte persone suonavano e ballavano nonostante la pioggia.
Siamo stati invitati nella vicina sede del DTP per un caloroso benvenuto.
Alle nove del mattino successivo, ci siamo avviati verso il campo sportivo adibito alla festa del Newroz.
Ai lati della strada erano schierati, in assetto antisommossa, militari e blindati oltre ai mezzi della polizia. La gente affluiva numerosa. All'ingresso venivamo perquisiti separatamente, da un lato gli uomini e dall'altro le donne.
La musica ed i balli erano gia' iniziati.
Al centro dello stadio è stata accesa una grande pira che ha segnato l'inizio ufficiale dei festeggiamenti.
Siamo stati accolti molto calorosamente dalla gente, che ci ha circondati, incuriosita.
Tutti, in particolare i bambini, volevano essere fotografati, le donne con i coloratissimi abiti tradizionali ci hanno presi per mano invitandoci a ballare. Alcune di loro ci hanno donato fazzoletti intrecciati con i loro colori.
Sui tetti dei palazzi circostanti, erano ben visibili militari armati.
Quando è arrivato il sindaco, dopo i saluti, siamo stati invitati ad avvicinarci al palco. Dopo l'intervento del sindaco, del segretario del DTP e di alcuni rappresentanti della comunità kurda in abiti tradizionali, è stata annunciata la nostra presenza, accolta calorosamente dalla piazza.
Invitati a salire sul palco, Antonio Olivieri, a nome della delegazione presente, è intervenuto esprimendo la solidarietà al popolo kurdo, sottolineando che, consapevoli del reale significato del Newroz, la nostra presenza vuole essere il segno tangibile della vicinanza alla loro causa e alla loro lotta.
Scesi dal palco, immediatamente dopo, siamo stati avvicinati da alcuni anziani in abiti tradizionali che ci hanno chiesto di riferire nel nostro paese sulla loro condizione di negazione di identità: "siamo persone, abbiamo diritto a parlare la nostra lingua, ad essere riconosciuti come kurdi, a trasmettere le tradizioni ai nostri nipoti...."
Ci ha voluto salutare la moglie di uno degli scomparsi di Silopi: fiera, in abito celeste e con in mostra il quadro con la foto del marito "kaiyplir".
La festa è proseguita con canti e balli.
Nonostante i divieti, i colori kurdi sono ricomparsi in mille modi e, per qualche minuto, è apparsa tra la folla anche una grande bandiera kurda con l'effige di Ocalan.

Newroz 2007 : Le impressioni finali Cagliari, 26.3.2007
Il Newroz 2007 è stato festeggiato col solito grande dispiegamento di forze: da una parte i kurdi e con essi le delegazioni italiane ed europee, dall’altra lo Stato turco con i suoi militari, le sue controcelebrazioni e la propaganda di regime.
Da una parte la festa vera, il Newroz, quella del popolo, con i suoi timori per la sorte di Ocalan, le sue rivendicazioni di pace, libertà e democrazia.
Dall’altra quella falsa, del Nevruz (così la chiama il potere), con i rappresentanti del Governo e dei generali, a tutto beneficio dei media e della propaganda, ma senza il popolo.
Il clima iniziale era dovunque apparentemente più tranquillo e le delegazioni si sono mosse in un atmosfera irreale: di apparente assenza della repressione, ma di immutata preoccupazione dei kurdi, anzi di aumentata preoccupazione per i possibili effetti negativi della grande recita del regime, che non ci premeva come in passato con enormi schieramenti di polizia che ci osservavano da vicino e minacciavano i nostri accompagnatori.
In effetti questa volta, la polizia ci osservava dalla distanza, quasi preoccupata di non farsi scorgere; i posti di blocco che nel passato erano continui e ci trattenevano per lungo tempo, a volte ore, questa volta erano ridotti e garbati; l’enorme spiegamento militare che circondava ieri la Piazza dei festeggiamenti è ridotto oggi ai controlli, con perquisizione di tutti, ai varchi d’ingresso, ma senza cecchini appostati alle finestre ed ai tetti delle case vicine e con i blindati posti lontano, a circa due trecento metri.
Ma dopo il Newroz scatta comunque la repressione: basta che il nome di Ocalan sia preceduto da un rispettoso “Mister” che si viene arrestati, com’è avvenuto in Bingol, sotto i nostri occhi, al dirigente di Ankara Medeni Kirici.
E’ caduta la maschera e da quel momento noi stessi veniamo tallonati e controllati a vista nei nostri spostamenti per la città da numerosi poliziotti.
Si, il giorno del Newroz abbiamo scoperto che il clima di apparente tranquillità voluto dal regime era fasullo: già durante i festeggiamenti a noi non è stato concesso di salire sul palco per pronunciare direttamente il nostro saluto al popolo kurdo; Medeni Kirici è stato arrestato mentre era riunito anche con noi nell’Hotel dove alloggiavamo; dovunque ci è stato chiesto di farci portavoce perché la salute di Ocalan fosse tutelata e perché l’ingresso in Europa della Turchia venga seriamente sottoposto al rispetto dei diritti umani e delle regole elementari di democrazia.
Anche la visita del 23 marzo ad Hasankeif era strettamente sorvegliata, sia durante il meeting per richiedere il blocco dei lavori della costruzione di una diga che allagherebbe il sito archeologico più importante del mondo, sia durante la visita al sito stesso. E così è stato fino alla nostra partenza dal Kurdistan, che abbiamo lasciato con la responsabilità di rilanciare il grido di aiuto dei kurdi: salvate la vita di Abdullah Ocalan, fate che sia visitato subito da una Commissione medica internazionale, che gli sia restituita la sua dignità, che gli sia consentito di continuare la sua battaglia per la pace e la democrazia a favore del mondo intero.

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