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poneraOffline
H. ergaster
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Messaggio   Inviato: 24 Apr 2011 - 12:28 Rispondi citando Torna in cima
Oggetto: L'uomo non è il prodotto casuale dell'evoluzione

Rolling Eyes Il Papa nella messa pasquale ha detto che l'uomo non è il prodotto dell'evoluzione, se così fosse lo si dovrebbe considerare un disturbo della natura e pertanto la vita non avrebbe senso.
Anche se siamo entrati nel terzo millennio dalla nascita di colui che ci liberò dal peccato il Papa non ci riconosce come appartenenti al regno animale, del tipo dei vertebrati, della classe dei mammiferi, dell'ordine dei primati, del sottordine degli antropoidei, della famiglia degli ominidi, del genere homo, della specie sapiens e della sottospecie di sapiens-sapiens.
Forse ci considera della sottospecie degli indoctus-ignarus?
Mi domando: Perchè il buon Dio ha messo al mondo una miriadi di speci animali prive della conoscenza della divinità ed ha inflazionato il pianeta con la nostra presenza?
Ma la domanda che mi pongo in merito è la scomparsa del Neanderthal , un personaggio gia provvisto di una certa spiritualità poichè seppelliva i suoi morti e sembrerebbe con delle ritualità.
E l'uomo di Flores ed il Siberiano? Anche loro erano già abbastanza evoluti, ma sono totalmente scomparsi, anche se hanno vissuto in corrispondenza alla nostra specie.
Tutto ciò cosa significa? Il Dio è parziale? Ha fatto figli e figliastri? Oh come Manitù ha fatto tante prove finchè gli è riuscito l'uomo perfetto?
Non tanto perfetto poichè è investito dal peccato.
La morte per averla voluto conoscere ci ha investito del peccato?
Chi può garantirci un proseguo dopo la morte?
Solo una divinità, forse è la ragione per cui l'abbiamo cercata.
Insomma chi mi sà dare una spiegazione a tutto questo si faccia avanti. Idea


Ultima modifica di ponera il 28 Apr 2011 - 09:07 , modificato 1 volta in totale
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PiedoloOffline
H. ergaster
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Messaggio   Inviato: 26 Apr 2011 - 22:14 Rispondi citando Torna in cima

Ecco questo è un discorso che condivido a pieno caro Ponera. Risposta non ce n'è, quantomento non definitiva. Personalmente non credo che il peccato da cui siamo stati liberati sia mai esistito. Quanto all'esistenza della divinità, il bisogno di continuità dopo la morte è solo una delle sue ragioni d'essere. Io considero anche la giustificazione alle nefandezze dell'uomo che le compie poichè non è perfetto come l'essere superiore divino che lo ha generato.
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poneraOffline
H. ergaster
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Messaggio   Inviato: 27 Apr 2011 - 09:20 Rispondi citando Torna in cima

Shocked La perfezione è un'invenzione dell'umana gente, la natura è regolarmente imperfetta.
Come disse il Leopardi non dovrebbe far nascere la ginestra dove passerà la lava.
Basta vedere gli alberi, sono una rarità quelli senza un'imperfezione.
Anche noi umani siamo prodotti con una miriade di imperfezioni, un soggetto rispondente ai canoni della perfezione è una mosca bianca.
Il peccato ha origini ancestrali, penso che sia quel senso di colpa che si è incarnato nell'uomo per aver ucciso il suo simile, cosa che nel mondo dei mammiferi, muniti dell'affettività, detta volontà non è presente.
Dialogando, dialogando qualche punto d'incontro si trova! Crying or Very sad
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PiedoloOffline
H. ergaster
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Messaggio   Inviato: 27 Apr 2011 - 19:40 Rispondi citando Torna in cima

beh il fatto stesso che la perfezione non esista in senso assoluto, fa dell'imperfezione la vera perfezione! Che bello far sti discorsi arzigogolati Very Happy
Ma poi non è difficile trovare punti d'incontro fin tanto che critichi chiese stati e religioni con me vai sul sicuro Very Happy
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orpheusOffline
A. ramidus
A. ramidus


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Messaggio   Inviato: 28 Apr 2011 - 01:21 Rispondi citando Torna in cima

bella sta discussione, mi garba proprio! da quale perversione derivi la religione credo sia impossibile rispondere (almeno in senso assoluto). sono abbastanza certo che come ogni cosa sia da ricercare, più che un'origine puntuale, un "processo evolutivo" o formativo, nel senso che come ogni parola, anche "religione" è solo emissione di fiato, suono ed un po' di fumo negli occhi...
se volessi definirla attenendomi al suo senso etimologico (religo = rilego, cucio insieme) penserei a qualcosa nata dall'esigenza di riunire in una "poetica" organica tutte le "cose" del mondo, in modo da codificare una visione di tipo cosmologico (quindi armonica, ordinata, coerente). nella sostanza, la religione sarebbe un prodotto inevitabile di un cervello razionale che osserva, cataloga e tenta di spiegare la Natura, ma un prodotto di una razionalità infantile, non ancora scientifica nel metodo. non credo affatto nella possibilità di una convivenza tra scienza e religione, o si è razionali fino in fondo (e non solo quando conviene) e scientifici nel metodo, o ci si riduce a baciapile intrisi di fede (che è appunto il credere incondizionato ad ipotesi non dimostrate se non addirittura assurde, quindi l'antiscienza).
se si volesse ricercare l'origine del senso religioso (etimologicamente parlando), bisognerebbe andare in quel sano e proficuo sentimento spirituale che ci fa sentire tutt'uno con la Natura e che ci porta a volerne scoprire i segreti, senza nessuna pretesa di dominio, se si vuole capire come questo sentimento "puro" degeneri in forme più o meno oscene di perversione religiosa occorre guardare ai vizi umani (vigliaccheria di fronte alla morte, arroganza, ...), ma, soprattutto, ai contesti socio-economici. mi pare chiaro che le religioni, in quanto specchi parziali della società (prima ancora che dell'Io), risentano terribilmente dei livelli di articolazione socio-economica delle popolazioni umane. dunque il livello patologico insito nella religione può variare da forme innocenti ed innocue, in società "semplici" che vivono in stretto legame e rispetto con l'ambiente circostante (cacciatori-raccoglitori, in particolare), a forme virulente, incancrenite acute e difficilmente recuperabili, laddove invece la frattura Natura/Cultura è molto netta tanto da far percepire i due mondi come in conflitto. i "vizi" umani peggiori, in queste ultime realtà assumono livelli altamente tossici (altro che chernobyl), tanto da de-generare la convinzione che l'uomo sia migliore e superiore alla Natura (e non un'infinitesima variabile di un insieme) e che anzi questa costituisca quasi un peso allo sviluppo economico ottimale. immorale della favola (visto il tono blasfemo di questa discussione), penso che, oltre alla primordiale vigliaccheria di fronte alla morte ed alle altre debolezze umane, un ruolo determinante nella de-formazione dell'originale senso spirituale verso la perversione religiosa sia svolto dal background economico. quanto però tutte le viarie componenti primarie e secondarie siano tra loro compenetrare e come agiscano nel concreto autodeterminandosi e portando ai risultati che poi possiamo storicamente ed attualmente osservare (chi viene prima di chi e domande simili) sia impossibile da sapere, specie quando parliamo di tempi molto antichi. qui si entra nel mondo puro delle seghe mentali.
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A. ramidus
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Messaggio   Inviato: 28 Apr 2011 - 01:28 Rispondi citando Torna in cima

P.S. a proposito di perfezione/imperfezione, concordo con Piedolo, l'assoluto non appartiene alla logica della Natura (per fortuna), TUTTO E' RELATIVO, la varietà, per me, esprime il massimo della perfezione e della bellezza della Natura, che è movimento... PANTA REI!
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poneraOffline
H. ergaster
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Messaggio   Inviato: 28 Apr 2011 - 09:45 Rispondi citando Torna in cima

Laughing La religione trova le sue origini dalla distribuzione dei compiti nelle società organizzate del paleolitico.
Non era sufficiente fare i raccoglitori, andare a caccia, cimentarsi in lavorazioni litiche e poi scuoiare pelli per coprirsi dai freddi provocati dalla glaciazione del Wurm.
L'umana gente era angustiata da paure per tutte le insidiose problematiche da affrontare per il vivere quotidiano e sempre insidiate da malattie e dalla morte.
Ebbe così un ruolo fra le varie specializzazioni quella dello sciamano, e per la mansione che esercitava diventò una figura predominante nel gruppo, la quale si andava ad affiancare a quella del capo.
Il clan viveva in serenità se il capo e lo sciamano erano in armoniosa sintonia, altrimenti erano guai!
Sono passati diversi millenni ma la struttura sociale dell'umana gente non è cambiata.
Una più capillare organizzazione sociale ed un incremento demografico ha dato corso ai grandi sciamani, i quali devono ammaliare un portentoso numero di fedeli sempre originari di quel da me citato homobaratto.
Ciò fù la ragione che nell'esercizio di interlocutori con la divinità si affiancavano problematiche temporali di ordine economico.
Così ebbero inizio le tante chiese. Rolling Eyes
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PiedoloOffline
H. ergaster
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Messaggio   Inviato: 28 Apr 2011 - 13:17 Rispondi citando Torna in cima

Tua opinione Ponera, precisalo.
Comunque non possiamo neppure essere troppo negativi e chiamare perversione la religione. Per il fatto che esiste significa che è parte dell'uomo, non esiste una condotta giusta della quale la religione è una perversione.
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estersandroOffline
A. afarensis
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Messaggio   Inviato: 28 Apr 2011 - 20:25 Rispondi citando Torna in cima

Ma si può parlare di religione nel paleolitico?
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poneraOffline
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Messaggio   Inviato: 28 Apr 2011 - 20:42 Rispondi citando Torna in cima

Laughing Quando scrivo e non faccio riferimento ad un autore è certo che mi esprimo in prima persona.
Non ho assolutamente definito la religione una perversione, ammaliare vuol dire affascinare, sedurre e legare con arti magiche la volontà altrui, generalmente lo fanno anche le donne affascinanti, ciò non vuol dire che siano perverse!
Che la religione faccia parte di una necessità dell'umana gente è una certezza e l'ho sempre confermato.
La storia ci insegna, dalla notte dei tempi , che le religioni possono tramontare ma per essere sostituite da altre.
Cerchiamo di interpretare bene ciò che scriviamo! Embarassed
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