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estersandroOffline
A. ramidus
A. ramidus


Registrato: 16 Nov 2008
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Località: bolzano
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Messaggio   Inviato: 30 Gen 2010 - 20:27 Rispondi citando Torna in cima
Oggetto: la società ideale

Affascinato dalle tesi primitivistiche di John Zerzan, mi piaceva figurarmi che la società ideale alla quale "tendere", fosse quella dei raccoglitori cacciatori; un mondo (poco) popolato da bande sprovviste di capi, gerarchie e sovrastrutture culturali...Ma purtroppo, pare che nelle "bande" ci sia troppa violenza, con morti ammazzati e che quindi non rappresentino proprio il modello a cui ispirarsi.
Ora mi sento defraudato e mi chiedo se ci sia o se ci sia mai stata, una società "ideale". Ma temo di no.
Voi che ne dite?
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futisOffline
H. habilis
H. habilis


Registrato: 10 Lug 2003
Messaggi: 230
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Status: Offline
Messaggio   Inviato: 31 Gen 2010 - 21:09 Rispondi citando Torna in cima

John Zerzan ritiene che l'origine dei mali dell'umanità sia nello sviluppo del pensiero simbolico. E' l'allontanamento dall'"esperienza diretta del mondo" che provoca l'alienazione dell'uomo nelle moderne società tecnocratiche. Sostiene che in passato un nostro progenitore vivesse in comunione cognitiva il con il mondo, privo delle astrazioni del pensiero simbolico e in condizioni di convivenza pacifiche e piacevoli. Dice che simbolo e violenza vanno da sempre insieme, ma che questo non è da sempre. Il suo anarcoprimitivsmo dovrebbe essere un antidoto ai mali della modernità, cioè un ritorno radicale a forme di vita pre-tecnologiche, o meglio, pre-culturali tout court, essendo la cultura simbolica la condanna dell'umanità. E' quindi la cultura il danno dell'umanità, perchè sopprime la consapevolezze sensoriale originaria, cosa che impedisce una vita piacevole.

Zerzan, in tutta la sua opera, offre spunti molteplici di riflessione sulla natura delle nostre società attuali e sui nostri stili di vita da un punto di vista ultra-radicale. Apre il fianco a innumerevoli critiche di tutti i tipi, sulle quali non mi soffermo.

Io non so se sia mai esistita una società per la quale, ad un sondaggio di opinione inerente la sua qualità, fosse dato da chi la viveva il giudizio "ideale". Immagino ci siano state persone, o gruppi sociali ristretti, che nel corso della storia se la son passata molto meglio di altri, tanto da avvicinarsi, dal loro punto di vista, ad una società ideale. Resta sempre da capire "ideale" per chi. Per l'antropologo? Per un bambino che nasce? per un anziano? per le donne? per l'uomo medio statistico? Credo questo cambi la sostanza delle cose. Ideale è sempre l'idea di qualcuno, con tutti i limiti che questo comporta.

Serve una decerebrazione e buona dose di distruzione per raggiungere il presunto ben-essere sociale di cui parla Zerzan. Tra l'altro, ci sarebbe il problema di come raggiungere un fine ideale attraverso mezzi non ideali (violenza, distruzione, morte) tema caro alla riflessione anarchica.
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poneraOffline
H. habilis
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Registrato: 06 Set 2005
Messaggi: 230
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Messaggio   Inviato: 02 Feb 2010 - 20:13 Rispondi citando Torna in cima
Oggetto: La società ideale

Shocked Dal mio balcone vedo spesso dei gabbiani volare.
Guardo sempre questi volatili come degli esseri liberi e felici di vivere.
Ma non è così, hanno sempre il problema dell'alimentazione e quei voli così piacevoli a vedersi sono il loro impegno alla ricerca di trovare qualche cibaria per nutrirsi.
Mi avete invitato a riflettere sul nostro progenitore quando non aveva ancora sviluppato il pensiero simbolico.
Come voi menzionate John Zerzan considera le società primitive conviventi in una condizione più pacifica e piacevole.
Allora , vi invito ad immaginare che nel paleolitico superiore la nuova specie umana abbia organizzato un assemblea planetaria per discutere il proprio futuro.
Uno schieramento si sarebbe identificato come Homo sapiens servator ed avrebbe dichiarato così:" Poichè il genoma umano è stato fissato siamo in presenza di uno status quo genetico, il quale esiste ora e modellerà l'uomo per sempre ".
Lo schieramento opposto ,che chiameremo Homoposterus, avrebbe avanzato un'opinione opposta dichiarando: "La fissità descritta dallo schieramento servator in realtà non esiste.
L'evoluzione che stiamo vivendo non ci ha dato un'essenza fissata, ma ci ha fornito potenzialità grazie a cui le menti future potranno essere molto diverse dalle nostre.
Dopo l'evoluzione umana, ci sarà una modificazione genetica".
Chi avrebbe avuto ragione , se questo confronto si fosse svolto davvero?, cerchiamo di capirlo.
La questione non si limita al passato ma riguarda sia il presente che il futuro.
Dal paleolitico ad oggi abbiamo percorso un lungo viaggio il quale ha congiunto il nostro genoma ai simboli e conseguenzialmente allo sviluppo della favella.
Se avrà ragione lo schieramento dei Conservator il nostro viaggio è alla fine del suo percorso.
Se invece sarà l'Homoposterus ad avere ragione il viaggio è appena incominciato.
Poichè sono sostenitore degli uomini posterus penso che sarà più probabile trovare una società più pacifica Confused in futuro ma a scapito della nostra individualità. Confused
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spiritodivinoOffline
A. ramidus
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Messaggio   Inviato: 11 Mar 2010 - 11:35 Rispondi citando Torna in cima

Mi sembra che Futis inquadri la discussione con una buona dose di realismo, il mito del buon selvaggio è un gioco dei salotti borghesi.
A estersandro mi sentirei di dire che non esistono societa' ideali assolute come se vi fossero situazioni statiche e perrenni.
Tutto è fortemente dinamico, il cambiamento è continuo in tutti gli aspetti che regolano i vari modi di convivere spostandone continuamente gli equilibri.
Mi sembra utile capire le linee guida della attuale società e cercare possibili correzzione che la possano migliorare.
In questo senso concordo che si sta castrando e ingabbiando troppo la nostra animalità, che invece dovrebbe essere rivalutata anche dai produttori di pensiero filosofico e non solo dai pubblicitari, i quali sanno che è quella che ci muove.
Io al contrario di ponera spero e lavoro affinche cresca l'individuo e che la società diventi un insieme di uomini liberi, anche di sbagliare, perchè no. Ma per essere veramente librìeri bisogna sapere.
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poneraOffline
H. habilis
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Messaggio   Inviato: 16 Mar 2010 - 18:14 Rispondi citando Torna in cima

Confused Caro Spiritodivino ho l'impressione che tu non abbia bene interpretato il mio messaggio.
Io sono dell'avviso che la nostra sottospecie stà terminando la sua presenza nel processo di ominazione per dare spazio ad una nuova sottospecie da me chiamata "Homoposterus" .
Detta sottospecie assumerà comportamenti di ordine collettivo a scapito di quello individuale.
Cosa mi fà dedurre una metamorfosi di detta fattispecie?
Leggi il mio messaggio sulle vite parallele, il quale vuole dimostrare che nel processo di ominazione hanno sempre vissuto in contemporanea delle forme di vita antropomorfe similari e solo una fù la progenie che ha dato corso alla nostra sottospecie di sapiens-sapiens.
La biologia ci conferma questa tesi avendo accertato una variazione in atto di otto parti dei DNA mitocondriali.
La nostra sottospecie si identifica nella spiccata individualità, ragione per cui è sempre stato difficile costruire una società pacifica ma coloro che ci succederanno, per questioni contingenti di sopravvivenza, saranno più adatti ad una convivenza pacifica e serena essendosi spogliati della individualità, la quale nel bene e nel male ha forgiato la nostra sottospecie di uiomini Cro-Magnon! Exclamation
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PiedoloOffline
H. habilis
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Messaggio   Inviato: 16 Mar 2010 - 18:22 Rispondi citando Torna in cima

Io andrei piano a definire la nostra sottospecie come caratterizzata da una forte individualità. Individualità e collettività come vengono intesi da te , ponera, mi sembra più che altro valutazioni di ordine qualitativo. La nostra sottospecie tende per definizione alla collettività, alla socialità perchè senza questa non sopravvive. Negare che l'uomo sia un essere sociale mi pare piuttosto arduo. Il fatto che a tuo avviso la nostra sotto specie sia orientata all'individualità semmai è valido per solo un segmento dell'umanità. L'individualità, il pensare solo a se stessi che è la definizione che si evince da quanto scrivi, sembra veramente un prodotto della società occidentale contemporanea.
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poneraOffline
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Messaggio   Inviato: 16 Mar 2010 - 18:52 Rispondi citando Torna in cima

Shocked Tutte le forme viventi si nutrono e si riproducono secondo un programma genetico.
L'uomo non fà eccezione ma essendosi avventurato, per questioni contingenti, alla cultura ha individualizzato la sua immagine.
Avendo preso possesso di una immagine intrinseca ha cercato una divinità poichè non vuole finire con la sua parte corporale.
(quì è presente il suo spiccato individualismo)
E' certamente una dell forme viventi più sociali, ma la sua socievolezza è d'obbligo per gararantire la sopravvivenza.
Ho, su questa tesi, ideato l'Homobaratto.
La socialità umana è sempre finalizzata da uno stimolo di convenienza, sembrerebbe che persino la famiglia abbia avuto inizio quando la femmina si concedeva sessualmente al cacciatore abile per nutrire la prole ed il cacciatore nella prole abbia visto la sua continuità nella destrezza alla caccia ed alle lavorazioni litiche.
Con la distribuzione dei compiti e con lo scambio delle proprie specialità ebbe inizio il baratto.
Questa caratteristica che ci distingue dalle altre forme viventi ha dato corso ad un processo culturale fino ad arrivare ai giorni nostri.
Questa è la sottospecie Homo a cui apparteniamo nel bene e nel male. Shocked
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spiritodivinoOffline
A. ramidus
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Messaggio   Inviato: 16 Mar 2010 - 20:04 Rispondi citando Torna in cima

PONERA COSA TI SEI FUMATO ?????????
Hai ideato l'Homobaratto?????
L'Homoposterus ???
E poi scusa il programma genetico.....su che canale lo danno
Ma daiiiiiiiiii suuuuu da bravo, fai a modo
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poneraOffline
H. habilis
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Messaggio   Inviato: 17 Mar 2010 - 10:29 Rispondi citando Torna in cima

Rolling Eyes Non fumo da tantissimi anni e considero il fumo una grossa negatività sociale.
Homobaratto è una mia idea ma un importante laboratorio di ricerca statunitense ha confermato questa tesi con questa dicitura " L'uomo di Neanderthal ucciso dal libero mercato".
Ho partecipato a due congressi mondiali, quello di Forlì nel 1996 e quello di Liegi nel 2001 ed uno Europeo ad Isernia nel 1998.
In tali occasioni ho manifestato detta teoria ad illustri antropologi e tutti si sono manifestati molto interessati al principio che con il baratto ebbe inizio l'evoluzione che ci portò ai giorni nostri.
Al Congresso di Liegi un ricercatore statunitense presentò in diapositive i reperti di un ritrovamento a Surgis Burias nell'alta Siberia dove, in un sito tombale risalente a 26.000 b.p., sono state trovate 3.000 perline ricavate dall'avorio di zanne di mammut ed altri ornamenti.
Fù calcolato che per costruire una perlina con le attrezzature dell'epoca occorrevano 3 ore di lavoro, quindi le perline trovate nel sito rappresentano 9.000 ore di lavoro.
Da ciò si deduce che 26.000 anni fà esisteva un'industria per dette lavorazioni e che tali prodotti venivano ceduti in cambio di altri.
Ciò conclama la presenza del baratto già nel paleolitico superiore, ragione per cui ho pensato di dare il nome di "Homobaratto" a quella prima forma umana che ci portò fino ai giorni nostri.
Homoposterus, terminologia latina che tradotta vuol dire uomo futuro. Forse non sai ma in antropologia preistorica si usano sempre terminologie derivanti dal latino.
Immagino che sei giovane e pertanto si giustificano le tue risposte.
Poi non conoscere la terminologia "programma genetico" fà capire molte cose sul personaggio "spiritodivino". Rolling Eyes
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PiedoloOffline
H. habilis
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Messaggio   Inviato: 17 Mar 2010 - 10:35 Rispondi citando Torna in cima

Ponera, interessante, ma ci trovo diverse lacune in questa teoria. Sembra piuttosto sia una tua idea personale, rispettabilissima, ma non vedo come puoi supportarla. Sul fatto che l'uomo sia un essere sociale per convenienza beh sono d'accordo e l'ho scritto anche. Ma il fatto che l'uomo si sia individualizzato, e credo tu intenda dire che ha voluto marcare la sua distinzione, dal resto degli animali, beh non è nulla di nuovo. E non credo affatto che questa sia da ritenere una caratteristica intrinseca dell'essere umano. Tutte le specie si distinguono dalle altre, escludendo i casi di mimetismo. Il fatto è che l'uomo si distingue e lo dice, e su questa sua distinzione costruisce un sacco di altre cose.

Spiritodivino non mi pare il tono adatto, del resto anche tu hai posto domande che han messo a dura prova la calma nel rispondere (leggi la domanda sullo sviluppo consapevole) :p

E per la cronaca non si esclude mica che altre specie animali siano dotate di linguaggio per quanto infinitamente meno complesso del nostro? L'omologo dell'area di broca nello scimpanzè è stato individuato e si è notato una basilare attività dello stesso quando, dopo anni di sforzi, Cathy e keith Hayes avevano insegnato a riprodurre delle semplici vocalizzazioni.


Ultima modifica di Piedolo il 20 Apr 2010 - 10:38 , modificato 1 volta in totale
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