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AgosteOffline
A. ramidus
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Messaggio   Inviato: 06 Ott 2009 - 15:54 Rispondi citando Torna in cima
Oggetto: antropologia e "individualismo"

Ciao, studio scienze antropologiche a bologna, però una cosa mi turba... teoricamente l'antropologia culturale dovrebbe andare a studiare i gruppi umani dal punto di vista culturale... ora, ogni individuo è tale in quanto vive in società (assume una certa cultura e contribusice a modificarla ecc..). quello che mi turba è il fatto che mi chiedo se ha senso andare a studiare un determinato gruppo umano nel suo complesso quando nella realtà ogni individuo è ormai particolarmente svincolato dalla società stessa (chiaramente faccio riferimento al cosiddetto "occidente" perchè è quello di cui ho esperienza rendendomi anche conto che comunque probabilmete è una generalizzazione troppo ampia)... nel senso si comunque ci vive dentro e quindi contribuisce a modificarla, però non avrebbe più senso ormai studiare l'individuo in quanto tale? nel senso non è troppo generale andare a studiare un gruppo umano quando è il singolo che agisce al livello base?
non sò se son riuscito a spiegarmi bene, anche perchè mentre scrivo mi vengono in mente mille cose che potrebbero rispondere almeno in parte al mio dubbio o che lo aumentano... intanto lascio così in caso se non si capisce cercherò di spiegarmi meglio...
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A. afarensis
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Messaggio   Inviato: 06 Ott 2009 - 17:37 Rispondi citando Torna in cima

ciao
ti sei spiegato bene. Sono prospettive di ricerca differenti che partono da presupposti epistemici diversi. "Ormai ogni individuo è particolarmente svincolato dalla società stessa" andrebbe chiarito meglio, ma nella sostanza mi pare che tu difenda la posizione, molto bellina, detta "individualismo metodologico" http://it.wikipedia.org/wiki/Individual ... todologico

La questione è squisitamente teorica, e quando dici "è il singolo che agisce a livello di base" hai già fatto una scelta.

L'antropologia culturale ha descritto fin dalle origini aggregati umani unendo il suo olismo all'interesse per le società più semplici e rappresentabili come una globalità (spesso sulla base di informazioni tratte da pochi anziani informatori).
Criticità vengono discusse qui http://www.jstor.org/pss/643533
L'antropologia contemporanea e postmoderna fa oramai di tutto, occupandosi di individui, famiglie, gruppi, e su. C'è spazio per tutti, per tutti gli ordini di analisi su diverse scale, per tutte le opzioni di ricerca.
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A. ramidus
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Messaggio   Inviato: 07 Ott 2009 - 18:32 Rispondi citando Torna in cima

grazie, la storia che ormai l'antropologia contemporanea studia anche gli individui mi "tira un pò su"..
con "ogni individuo è particolarmente svincolato dalla società stessa" intendo dire che nel cosiddetto "occidente" la società influisce sull'individuo senza alcun dubbio, però le "possibilità di scelta" dell'individuo sono molteplici, quindi le interpretazioni o il senso che gli individui danno a un determinato fatto sono molteplici a seconda dell'individuo; mentre che ne sò studiando storia dell'antropologia viene descritto spesso un sistema di pensiero come se all'interno del tal contesto sociale fosse l'unico sistema possibile..
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A. afarensis
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Messaggio   Inviato: 08 Ott 2009 - 10:43 Rispondi citando Torna in cima

si si, non ci sono dubbi, l'antropologia contemporanea "dà una casa" a chiunque Wink

le prospettive cognitive sono spesso agganciate a questa opzione teorica, Sperber ne discute qui: http://www.dan.sperber.fr/?p=33

nella storia dell'antropologia l'olismo ha la meglio per tanti motivi. Ma c'è anche altro, e che altro Wink
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H. habilis
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Messaggio   Inviato: 14 Ott 2009 - 18:23 Rispondi citando Torna in cima

Pensa che io e un altro amico antropologo abbiamo addirittura montato una libreria ikea.
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A. afarensis
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Messaggio   Inviato: 14 Ott 2009 - 18:44 Rispondi citando Torna in cima

beh, giusto per restare in tema, che non fa mai male, se te la fossi montata da solo saresti più verso un"individualismo metodologico", avendo chiesto aiuto sei più verso un "collettivismo". Io mi son montato una stanza Ikea da solo. Bellissima. Wink
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A. afarensis
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Messaggio   Inviato: 14 Ott 2009 - 20:25 Rispondi citando Torna in cima

(sempre che tu non li conosca già) tre contributi in italiano che forniscono diversi spunti per la prospettiva che ti interessa li puoi trovare in "Antropologia culturale oggi" di Borofsky (2000), edito da Meltemi.

sono "Per un'antropologia imperniata sulla persona" di Levy da pg 225

"per una teoria operativa della cultura" di Goodenough da pg 324

"Un'antropologia cognitivo-culturale" di Strauss e Quinn da pg 348

scorrendo le pagine puoi trovare alcuni contributi qui: http://books.google.it/books?id=MAOW9tX ... mp;f=false
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A. ramidus
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Messaggio   Inviato: 10 Gen 2010 - 16:41 Rispondi citando Torna in cima

Riesumo la discussione perché il tema mi pare troppo interessante per lasciarlo cadere nel limbo.

Per quanto mi riguarda la vedo così: la società è formata da individui, senzienti e con il proprio bagaglio di esperienza e (quindi) di credenze ma... Se, ovviamente, la società non può determinare il percorso di ogniuno sicuramente ridurrà il numero di strade percorribili attraverso infiniti mezzi che vanno dal sistema di leggi, al sistema economico etc ed oltretutto fornisce [ovviamente non parlo di condizionamenti voluti da qualcuno] infinite influenze a partire dalle sub culture in cui un individuo si forma e da cui "apprende" il bagaglio di credenze di cui sopra. Questo ovviamente non impedisce che l'individuo possa acquistare un numero sufficiente di esperienze tali da portarlo ad avere una visione "dall'alto" [e qui l'antropologia e la sua visione dell'altro da sempre dovrebbe farla da padrona, più della filosofia]. Ma, quanto alla possibilità di un individuo di modificare una parte della società, ecco che la stessa, a braccetto con la storia, pone le regole del gioco: ogni prodotto culturale è legato a doppia mandata alla società e alla possibilità di fare "fortuna". Mi spiego... Se un autore concepisce un qualcosa, chiamamolo prodotto culturale, che ha la capacità di modificare le credenze della società, quale possibilità ha tale qualcosa di svolgere la sua missione se il suo prodotto non ha modo di trovare diffusione? Se gli scienziati filosofi non fossero stati finanziati da re, conti e signori conosceremmo Leonardo e Galileo? Se la Spagna non fosse stata "reconquistata" avremmo avuto gli scritti di Aristotele (e tutte le influenze che il suo pensiero ha avuto nella storia delle idee)? O, per fare un esempio più attuale, se le radio americane non avessero visto in Elvis qualcosa di interessante e non ne avessero diffuso lo stile, avremmo il rock?
Sono piuttosto ignorante in antropologia ma credo che in qualsiasi società esistano dei sistemi che funzionano in modo simile a questo, valido per le società occidentali.

Non so se sono riuscito a spiegarmi o se mi sono lasciato prendere dalla retorica; per la teorie dei prodotti culturali recupererò il referente che al momento mi sfugge, ricordo solo che è collegata alla teoria dell'industria culturale ma questa è inscindibile dallo spauracchio del controlo mentale da parte dei capi delle società.

Ps. Io ho una libreria ed una scrivania che ho ideato e progettato personalmente ma che ho fatto realizzare a mio padre, come mi posso considerare? Very Happy Very Happy
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A. afarensis
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Messaggio   Inviato: 10 Gen 2010 - 19:45 Rispondi citando Torna in cima

Il tema del rapporto tra individualismo e olismo che pone Agoste è proprio centrale nella filosofia dell'antropologia che ti interessa, Tpp (abbrevio per comodità, spero non ti offenda Wink ) come testimonia questo volume http://www.elsevier.com/wps/find/bookde ... iption#toc , vera "bibbia" dell'argomento, che dedica la II parte al tema.

Quindi hai fatto benissimo Tpp a riesumare lo spunto. Trovo interessante quello che dici perchè ha a che fare con il processo che sembra alla base dell'evoluzione sociale e del rapporto individuo-società, ossia quello della creatività e dell'innovazione, sia nei suoi aspetti individuali (un'idea che viene ad una persona, un modo nuovo in cui guarda le cose) e le ricadute sociali più ampie che questo prodotto culturale genera "avendo fortuna", come anche ai contesti sociali che sono più o meno tolleranti verso l'emersione di idee innovative e sono più capaci di sostenerle durante la loro maturazione.

L'antropologia dell'innovazione si occupa proprio di studiare quali dinamiche siano in gioco nella creazione di idee e prodotti, nella loro diffusione, selezione e sopravvivenza nei diversi gruppi umani.
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Messaggio   Inviato: 15 Gen 2010 - 18:40 Rispondi citando Torna in cima

Un conto, però, è dire che l'antropologia può studiare tutto (e lo fa...magari spesso con confusione temo) e un altro è tirar fuori, come risultato dell'indagine, una qualche considerazione sull'autonomia del soggetto. Questo risultato può uscire ma può anche non uscire. Volendo possiamo studiare il rapporto sociale dell'uomo a un mucchio di livelli e questo comporta astrazioni inevitabili, così studiando il singolo come microcosmo (capita nelle indagini sull'oralità, ad esempio), posso anche prescidere dal contesto culturale più ampio, nel senso che lo do per noto o scontato o irrilevante per me. Questo però non vuol dire che sia scontato o irrilevante. I fenomeni culturali sono superindividuali e se vogliamo studiare antropologicamente questo dobbiamo presupporre. Altrimenti possiamo fare una cosa legittima e interessante, che è la psicologia (magari la psicologia sociale o industriale o comunque che chiama in causa la comunità) ma che non è l'antropologia. Possiamo porci il problema: in che modo le forme culturali agiscono o influiscono sull'individuo (una sorta di scuola dic ultura e personalità rivisitata)? Ma anche in questo caso partiamo da dati superindividuali. In realtà, almeno a mio modo di vedere, l'enfasi sull'individualismo è un risultato culturale di _una_ cultura, la nostra. Ovviamente possiamo legittimamente porci il tema dell'individualismo come valore (filosofia), come dimensione individuale (psicologia), come consumatore-produttore (marketing...)... ma non è l'antropologia. L'antorpologia può studiare tutto (anche tutto quel che ho messo sopra, ma se non vogliamo trasformarla in qualsiasi cosa dobbiamo presupporre il livello super individuale delle forme. Volendo possiamo discutere filosoficamente la dimensione ontologica o lo status di queste forme, ma, nuovamente, siamo fuori dall'antropologia.
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