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adam
A. afarensis


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Località: Montecio Precalçin (VI) Viçetia
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  Inviato:
21 Ott 2007 - 10:54 |
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Anche questa notizia è legata alla nostra discussione:
Massacro in tribunale
http://www.opinione.it/pages.php?dir=na ... mp;aa=2007 |
_________________ Io non conosco verità assolute, ma sono umile di fronte alla mia ignoranza: in ciò é il mio onore e la mia ricompensa (Kahlil Gibran) sselboi |
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Alchera
A. afarensis


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  Inviato:
21 Ott 2007 - 11:32 |
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No adam neppure questa notizia si lega alla discussione che è stata aperta in questo thread. E il fatto stesso che non riesci a commentare (o non vuoi) queste tue "notizie" rende ancora più palese la tua cattiva fede nel trattare questi argomenti.
Qui noi facciamo antropologia, raccontiamo la storia biologica e culturale dell'essere umano andando oltre il facile pregiudizio, che tutto è meno che scientifico.
Ti consiglio per rendere più appetibili, almeno per un antropologo, i tuoi commenti, di studiare anche chi giudichi; ci vuole una mente affilata per confutare intelligentemente una tesi... Tu ancora militi nel qualunquismo.
Stimola il nostro intelletto ti prego, o rischiamo la noia
Lucia |
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adam
A. afarensis


Registrato: 27 Dic 2006
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Località: Montecio Precalçin (VI) Viçetia
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  Inviato:
05 Nov 2007 - 20:55 |
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Alghera ha scritto:
...Qui noi facciamo antropologia, raccontiamo la storia biologica e culturale dell'essere umano andando oltre il facile pregiudizio, che tutto è meno che scientifico. ...
Don Riboldi, il cappellano del Beccaria:"I rom? Pochi lavorano, gli altri vivono di furti"
http://www.ilgiornale.it/a.pic1?ID=218265
La realtà è sotto gli occhi di tutti e non c'è bisogno di antropologi per spiegarla e interpretarla, né di "scienziati fasulli" e disoccupati (in cerca di sistemazione) per falsificarla. |
_________________ Io non conosco verità assolute, ma sono umile di fronte alla mia ignoranza: in ciò é il mio onore e la mia ricompensa (Kahlil Gibran) sselboi |
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Alchera
A. afarensis


Registrato: 24 Ott 2003
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  Inviato:
06 Nov 2007 - 11:05 |
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Allora non capisco perchè vieni a cercarla qui questa "realtà".
Lucia |
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adam
A. afarensis


Registrato: 27 Dic 2006
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Località: Montecio Precalçin (VI) Viçetia
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  Inviato:
06 Nov 2007 - 21:36 |
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Beh!
Come per discorrere di ciò che non è nominabile dall'uomo (ossia Dio o Allah,...) non è necessario avere la patente di teologi o di filosofi o di sacerdoti;
così per discorrere di antropologia non è necessario avere la patente di antropologhi.
Io non discuto le competenze e le specializzazioni, discuto l'uso ideologico, fazioso e monopolistico o castuale delle competenze e delle specializzazioni.
La scienza non è una fede dogmatica come le fedi religiose.
Se paradossalmente la scienza ha un dogma, questo è l'assenza di dogmi di fede.
E comunque la "buona scienza" è anche "buon senso".
A me piace l'antropologia, come mi piace tutto il sapere umano e la ricerca del sapere, e non miro a lauree o a patenti statali di competenza che mi diano il monopolio e il diritto all'ultima parola, in qualche settore.
L'ultima parola spetta all'"uomo" e non al "tecnico", poiché solo l'uomo ha il mandato divino, il tecnico al massimo ha un mandato o la giubba di un Re.
Vi sono decine o centinaia di motivi che muovono gli uomini a rubare e a sopraffare il prossimo, non per questo viene meno il diritto delle vittime a diffendersi e non per questo il giudizio morale su questi comportamenti può essere ritenuto ingiusto.
Oggetto dell'antropologia è l'uomo, tutti gli uomini e non soltanto alcuni; anche gli antropologhi sono oggetto degli studi antropologici |
_________________ Io non conosco verità assolute, ma sono umile di fronte alla mia ignoranza: in ciò é il mio onore e la mia ricompensa (Kahlil Gibran) sselboi |
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lucapelolargo
A. afarensis


Registrato: 26 Apr 2006
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Località: perugia
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  Inviato:
07 Nov 2007 - 18:56 |
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anche se non da moderatore invito tutti i partecipanti a ritornare sull'argomento che è l'oggetto di questa discussione, cioè il rapporto fra nomadi e sedentari.
vorrei anche far notare che se è del "rapporto" fra "nomadi" e sedentari, non credo sia giusto parlare di Rom, di italia e di Romania, visto ceh i Rom, come spiegato anche da Piasere nelle note prima indicate, non sono più nomadi da un bel pezzo... |
_________________ =_Antropini do it better!!!_= |
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Buena_Onda
A. ramidus


Registrato: 02 Lug 2007
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  Inviato:
19 Nov 2007 - 01:51 |
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Dal latino noma°de, che è dal greco nomás -ádos, derivato di némein 'pascolare'; propriamente. 'chi erra col suo gregge'.
Prendendo spunto da questa definizione vorrei esporre, da profano antropologo che sono, un' idea personale.
L'uomo è stato un nomade per millenni. Le sue curiosità, le sue capacità mentali e fisiche, il senso di gruppo insieme ai fattori climatici lo hanno portato a uno sviluppo agricolo che lo ha condizionato ad abbandonare la sua vita di nomade in cambio di una vita sedentaria e sicura tramite i raccolti, gli allevamenti e una tecnologia sempre più al suo servizio. Ha sviluppato un certo benessere e sicurezza.
Costruendo nuclei urbani con una tecnologia e una cultura sempre più antropocentrica, l’uomo ha dimenticato il senso di migrazione, del movimento: un istinto primordiale a volte soffocato dagli schemi che la sua stessa cultura sedentaria ha imposto. Lo stesso antropocentrismo ha fatto perdere un certa relazione con la natura basata su determinati ritmi; gli spostamenti, ad esempio, si basavano sui fattori climatici dettati dalle stagioni dalle quali dipendevano anche le migrazioni degli animali (caccia e pascolo).
Questi, sintetizzati, sono i fattori principali che caratterizzano le diversità delle due culture. Per queste differenze cosi distinte, parlare di integrazione tra sedentari e nomadi in Italia penso che sia impossibile.
Il nomade come tale può proporsi come cultura solo in determinati territori al quanto lontani da quello piccolo e urbanizzato Italiano. Oltretutto le regole societarie non permetterebbero questo sviluppo. Un vero nomade nel nostro territorio non avrebbe modo di chiamarsi nomade. Non avrebbe modo di esprimere il suo modo di essere. L’integrazione rappresenterebbe la resa ad una vita legata a ben altri ritmi. Starsene in roulotte o in baracca e spostarsi occasionalmente nelle periferie delle nostre città non ha niente a che vedere, per esempio, con il nomadismo dei Tsaatan della Taiga Asiatica legato ai pascoli delle renne.
I cosidetti “nomadi” che vivono in Italia sono al limite dei girovaghi che vivono in una difficile simbiosi con la nostra società. Quella difficile simbiosi che si può riscontrare in qualsiasi persona di qualsiasi altra cultura, sedentaria o meno, che priva di mezzi di sostentamento arriva nel nostro paese. Parlare di nomadismo ai giorni nostri sembra quasi un paradosso. Si contano sulle dita le culture nomadi sparse per il mondo: l’espansività della cultura sedentaria e l’impronta ecologica dell’uomo sul nostro pianeta stanno portando ormai alla loro estinzione. La possiamo chiamare integrazione? |
_________________ Andrea |
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macky
A. afarensis


Registrato: 18 Dic 2004
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  Inviato:
19 Nov 2007 - 15:41 |
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mi ricollego a quanto dice buena_Onda per fare una precisazione. Nella riflessione antropologica contemporanea, il concetto stesso di 'nomadismo' sta cambiando lentamente accezione; non si invoca più, infatti, tale termine in riferimento esclusivo verso popolazioni 'altre' nomadi propriamente intese, ma ormai si estende l'uso di questo vocabolo anche alla condizione cui normalmente gruppi umani di qualsiasi latitudine (e specialmente del cosiddetto mondo occidentale) si trovano ad operare grazie ai mezzi di comunicazione di massa (tra tutti campeggia l'uso del World Wide Web) e alle reti di trasporto.
Il famoso concetto di spazio di attività rientra appieno all'interno di questo processo di risemantizzazione del cocetto di nomadismo. Ergo, l'antropologia dell'era contemporanea è costretta a ridefinire le sue stesse categorie dicotomiche analitiche, ivi compresa quella di 'nomade/sedentario' , che diventeranno sempre più difficili - sotto certi aspetti - cristallizzare e far combaciare unicamete e univocamente con le società, le comunità e i gruppi umani cui siamo soliti guardare in questo senso. La categoria del 'nomadismo' diventa applicabile tout court - e per estensione - a qual si voglia spostamento condizionato o condizionante, da parte di un gruppo su di un territorio. E l'esigenza che impone il diventare nomadi molto spesso conduce poi all'acquisizione di uno stile di vita che diventerà tradizionale. Capiterà - e secondo alcuni è già successo (e qui siamo ai limiti di un ritorno di fiamma del determinismo) - anche a noi, alla nostra società, esattamente come è avvenuto e avviene per le cosiddette 'culture altre' o di interesse etnografico. |
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macky
A. afarensis


Registrato: 18 Dic 2004
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  Inviato:
19 Nov 2007 - 16:19 |
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Vorrei esprimere seppur in ritardo la mia opinione sull'iperbolico andamento di questo thread; anche se penso che di ritardo non si possa parlare a ragion veduta, dal momento che le radici dell'intolleranza, al limite della xenofobia, vanno sempre decisamente incanalate e ridimensionate.
Dal punto di vista di un antropologo culturale e di un etnologo il senso comune va sempre distinto dalla scientificità, e l'antropologia culturale e l'etnologia sono scienza, fatta e compiuta; il dramma capita quando queste discipline vengono utilizzate e strumentalizzate, in mondo deliberato, nel momento in cui non si hanno gli strumenti conoscitivi, ma soprattutto metodologici per lavorarci.
Sul fatto che "la scienza non sia una verità dogmatica" posso dar ragione, infatti l'era del positivismo è finita da un pezzo, e anche se ci sono acluni nostalgici - ma non studiosi italiani almeno - di fatto oggi non lavoriamo più con questa ideologia.
Piuttosto si parla di 'consapevolezza antropologica' che si può, e sarebbe auspicabile, acquisire in quanto membri di società multiculturali, ma purtroppo ancora non interculturali (nel senso - stavolta sì! - tecnico del termine). In questo processo di acquisizione rientra quanto dici Adam allorché affermi: "Oggetto dell'antropologia è l'uomo, tutti gli uomini e non soltanto alcuni; anche gli antropologhi sono oggetto degli studi antropologici"; indubbio: l'antropologia al pari di sociologia sono da taluni considerate definizioni tautologiche.
Peccato che se tutti 'gli uomini' (e qui ci calzerebbe a pennello il "... di buona volontà" di biblica memoria che sembra tanto sposare il 'buon senso' di cui parli Adam) fossero davvero in grado di fare antropologia per il solo fatto di essere uomini, in senso quasi lapalissiano, vivremmo tutti nell'Eden e nel sempre lapalissiano 'migliore dei mondi possibili', giacché abbiamo solo questo; ma ciò sappiamo - da scienziati sociali e umani - che non è possibile per principio e per meccanismi insiti e congeniti nella società e nelle comunità umane in quanto tali.
Un'ultima cosa: in questo forum si discute e si dibatte di questioni antropologiche o che dovrebbero essere di ordine e di interesse antropologico. Lo scopo è quello di condividere, migliorare, incrementare e scambiare un sapere critico fondato sulla conoscenza e sullo scambio reciproco di conoscenza dei membri che ne fanno parte e di tutti coloro che vogliono unirsi al discorso in atto. Qui l'antropologia, l'etnologia e chi le pratica - a diversi livelli - non vengono poste in discussione se non al fine di creare delle riflessioni costruttive e positive ai fini intellettuali (nel senso di relativo alle facoltà intellettive e alle attività ad esso connesse); riflessioni o commenti deliberatamente fatui o capziosi non aiutano questo processo di evoluzione, ma costituiscono una premessa al loro mantenimento, poiché finché esisterà il seme dell'acrimonia - e per di più esternata in outing malcelati e di dubbia fattura - verso certe tematiche, professioni e discipline, non si farà altro che incrementare il materiale da studiare e sul quale lavorare, creando osservatori privilegiati di cui gli scienziati sociali e umani non hanno che continuamente bisogno. |
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Buena_Onda
A. ramidus


Registrato: 02 Lug 2007
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  Inviato:
19 Nov 2007 - 17:48 |
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| macky ha scritto: |
mi ricollego a quanto dice buena_Onda per fare una precisazione. Nella riflessione antropologica contemporanea, il concetto stesso di 'nomadismo' sta cambiando lentamente accezione; non si invoca più, infatti, tale termine in riferimento esclusivo verso popolazioni 'altre' nomadi propriamente intese, ma ormai si estende l'uso di questo vocabolo anche alla condizione cui normalmente gruppi umani di qualsiasi latitudine (e specialmente del cosiddetto mondo occidentale) si trovano ad operare grazie ai mezzi di comunicazione di massa (tra tutti campeggia l'uso del World Wide Web) e alle reti di trasporto.
Il famoso concetto di spazio di attività rientra appieno all'interno di questo processo di risemantizzazione del cocetto di nomadismo. Ergo, l'antropologia dell'era contemporanea è costretta a ridefinire le sue stesse categorie dicotomiche analitiche, ivi compresa quella di 'nomade/sedentario' , che diventeranno sempre più difficili - sotto certi aspetti - cristallizzare e far combaciare unicamete e univocamente con le società, le comunità e i gruppi umani cui siamo soliti guardare in questo senso. La categoria del 'nomadismo' diventa applicabile tout court - e per estensione - a qual si voglia spostamento condizionato o condizionante, da parte di un gruppo su di un territorio. E l'esigenza che impone il diventare nomadi molto spesso conduce poi all'acquisizione di uno stile di vita che diventerà tradizionale. Capiterà - e secondo alcuni è già successo (e qui siamo ai limiti di un ritorno di fiamma del determinismo) - anche a noi, alla nostra società, esattamente come è avvenuto e avviene per le cosiddette 'culture altre' o di interesse etnografico. |
Perdonate la mia ignoranza e la mia curiosità però vorrei capire se questo processo di risemantizzazione del concetto di nomadismo, in questi ultimi cento anni, ha portato realmente ad una integrazione in tacito accordo tra le due culture o semplicemente ad una fusione drastica e forzosa dovuta alla mancanza delle condizioni di sviluppo da parte delle culture nomadi tradizionali. Vorrei capire in poche parole di che tipo di integrazione stiamo parlando. Sò che il discorso è piuttosto generico considerando le varie culture però come accennato da Macky il concetto di nomadismo stà cambiando in modo globale nell'ambito antropologico contemporaneo. |
_________________ Andrea |
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