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H. ergaster
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Messaggio   Inviato: 14 Ago 2007 - 16:11 Rispondi citando Torna in cima
Oggetto: 14 agosto 2007: Legge 40 - problematiche antropologiche?

A W l'Italia Diretta, trasmesso su Rai Tre alle 21.00 martedì 7 agosto 2007, si è parlato della legge sulla procreazione assistita (legge 40) e sulle sue implicazioni mediche e sociali a tre anni dall'entrata in vigore.

La legge 40 stabilisce, tra le altre cose, che le coppie che si sottopongono al trattamento devono impiantare tutti gli embrioni, anche se ciò potrebbe pregiudicare la salute dei nascituri e anche se questi possono andare incontro a malattie genetiche conclamate.

Nella trasmissione si è sottolineato con forza il limite biologico intrinseco che la legge sembra ignorare e l'aumentata tendenza delle coppie a migrare in altri paesi per sottoporsi a un trattamento. Tra l'altro, un biologo ha affermato che la sterilità è da intendersi come una vera e propria malattia, e come tale causa sofferenza.
Nel contesto della discussione vi è poi da considerare quanto una legge possa determinare il comportamento degli individui in una società sempre più pluriculturale.

A questo proposito, è interessante ricordare le contestazioni sorte dopo il referendum sulla stessa legge, in cui i più hanno avvertito il peso della "morale" religiosa. Del resto, i legislatori, per quanto laici possano essere, sono sempre inseriti nel loro contesto socio-culturale, e nel caso specifico del nostro Paese si tratta di un substrato cristiano che permea la vita di ognuno fin dall'infanzia.

Al di là delle considerazioni politiche e personali, c'è da chiedersi come sia da interpretare la legge e la situazione conseguente da un punto di vista antropologico.

Con un'affermazione volutamente lapidaria e cinica, si potrebbe liquidare il discorso obiettando che la procreazione assistita non dovrebbe sussistere, in quanto si permette a individui che in natura non potrebbero riprodursi di farlo comunque, con aiuti "esterni".

E' chiaro che la specie umana non vive una stato di natura (qualsiasi cosa questa espressione potrebbe significare e implicare) dove vige la selezione naturale - con buona pace degli eugenetisti - ma che vive sempre più un'evoluzione di tipo culturale. Ma affermare, al contrario di quanto fatto in precedenza, che il fattore biologico non abbia alcun peso, significa di rimando eludere alcuni aspetti del problema.

La questione, da un certo punto di vista, potrebbe essere posta nei termini del rapporto tra natura e cultura, per quanto non sia l'unico approccio possibile alla problematica. Ma, se vogliamo seguire tale punto di vista, la domanda da formulare riguarderebbe i confini tra la prospettiva biologica posta dall'inseminazione e la prospettiva culturale del processo stesso.

Se un antropologo fosse chiamato a giudicare la situazione secondo le sue capacità e conoscenze, quali considerazioni potrebbe fare?

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Moreno Tiziani - professioneantropologo.it
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A. ramidus
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Messaggio   Inviato: 21 Ago 2007 - 13:46 Rispondi citando Torna in cima

In Italia è in corso da tempo un vasto dibattito sulla procreazione assistita che vede confrontarsi posizioni aggregate intorno alle due principali coalizioni di governo: centro destra e centro sinistra, con alcune trasgressioni traversali. La Legge 40 approvata di recente è ora la centro di grosse polemiche che di norma escludono di prendere in considerazione la possibilità di sentire il parere degli antropologi. Una classe intellettuale emarginata dai conduttori di programmi mass mediali che preferiscono ascoltare le disquisizioni inconcludenti e faraginose, non solo di intellettuali di estrazione filosofico-letteraria e teologico pseudoscientifica, o ascientifica, ma che si rivolgono persino a “guru” quali: Adriano Celentano, Benigni e soci, Miss e politicanti (che almeno hanno il vantaggio di far ridere).
Ben venga dunque questo dibattito, innescato dal coraggioso intervento di Moreno Tiziani, che pone sul tappeto questioni ineludibili e osa rivolgersi agli antropologi per conoscere il loro punto di vista.
Il fatto è che un punto di vista antropologico unanime e ben codificato, su questa delicata questione, ancora non esiste, e ringrazio Moreno e lo staff, per aver aperto alla possibilità di ascoltare voci antropologiche che forse, un bel giorno potranno all’unisono costruire un punto di vista comune.. Intanto colgo l’occasione per fare la mia parte come antropologa chiamata in causa, offrendo alla discussione di esperti ed appassionati alcune riflessioni contro corrente, che hanno già suscitato interesse durante alcuni scambi di idee tra esperti.
Innanzitutto, per poter impostare le cose scientificamente, ovvero dal punto di vista della biologia evoluzionistica, è necessario sgombrare il campo da un luogo comune caro alla cultura dominante, secondo il quale la specie umana, essendo caratterizzata dalla cultura, non sarebbe soggetta alla selezione naturale.. In realtà anche il concetto di selezione naturale è attualmente superato da quello di coevoluzione che lo include e lo complessifica, per poter riuscire ad elaborare modelli epistemologici sempre più adeguati ed approssimati alla complessa realtà sistemica dei fenomeni naturali biosociali ed ecologici, che sono tra loro fortemente embricati in relazioni co-adattative reciproche.
La cultura costituisce infatti non già una sovrastruttura o qualcosa di diverso dalla natura, ma è proprio l’espressione naturale codificata in sistemi simbolici, delle capacità adattative e relazionali dell’uomo nei confronti degli ambienti ecologici e sociali con cui ha interagito nello spazio e nel tempo.
Sappiamo dunque che in ogni specie la capacità riproduttiva è garantita da alcune condizioni: ineludibili:
- la formazione di una coppia eterosessuale (meglio se per spontanea attrazione tra i partner),
- il raggiungimento della maturità sessuale,
- la fecondità di entrambi i partner e la potenza sessuale maschile: la prole che nascerà da queste coppie, avrà un’alta probabilità di essere a sua volta feconda e di generare discendenti a loro volta fecondi.
Cosa accade invece quando l’infecondità di uno dei genitori rende sterile la coppia? Se non si interviene, semplicemente non nascono figli e quei difetti genetici non vengono trasmessi alle nuove generazioni. La natura, molto saggiamente investe sui sani, non sui malati Che è giusto curare, ma senza dimenticare di proteggere le persone e i popoli sani., mentre al contrario,si procede allo spietato sterminio di popoli, indigeni e di fauna selvatica, di piante e di interi ecosistemi.
Guardiamoci dunque dal condividere questa ipocrisia e lavoriamo sì a curare i malati, senza però trascurare di investire sulle coppie sane e sugli ecosistemi integri , senza disprezzare i buon senso comune che vorrebbe veder cessare l’esaltazione consumistica di omosessualità, droga, e l’impunità di prostituzione e criminalità spicciola o organizzata.
E tutti noi dobbiamo ringraziare la natura, perché, se siamo nati, significa che i nostri genitori erano fecondi e che molto probabilmente possiamo esserlo anche noi. Se però si manifesta infecondità di origine genetica e si interviene artificialmente per provocare la nascita di figli e ( malauguratamente) ci si riesce, cosa succede?
Succede un assurdo biologico e cioè che i figli ereditano la paradossale capacità di non sapersi riprodurre, alias l’incapacità di generare a loro volta figli, secondo una frequenza che invito i genetisti a cominciare a studiare e a calcolare sulla base delle principali malattie genetiche per le quali si richiede la fecondazione assistita. E prevedibile che col passare delle generazioni la percentuale di coppie infeconde aumenterà in modo esponenziale, poiché è sufficiente che uno dei partner lo sia per rendere sterile la coppia. Se queste tecniche si diffondessero su larga scala, la specie umana potrebbe andare incontro a processi degenerativi che la porterebbero all’estinzione.
Un’estinzione che è già dietro l’angolo per l’eccessiva pressione demografica sull’ambiente e per l’impatto ambientale sfavorevole alla specie, dovuto alla combinazione delle diverse forme di inquinamento dovuto alla hybris tecnologica e consumistica.
Giustamente la natura con l’infertilità tenta di difendersi, ma il tentativo di esagerare con la prolificazione anche quando ciò è impossibile non porterà che ad una vittoria di Pirro, seguita ben presto comunque dall’estinzione della specie umana.
Ma riuscite ad immaginarveli quei poveri nipotini aggirarsi sempre più impotenti, malati con le loro provette in dotazione ? Non credo che benediranno i loro genitori e antenati per questo, ma che anzi li malediranno nello sconforto e nella disperazione.
Come si vede il vero cinismo non è seguire la natura (dalla quale abbiamo ancora quasi tutto da imparare), ma ostinarsi nel non correggere il grave errore dell’ irresponsabilità verso le future generazioni. La generazione presente , ostinata nei propri errori di hybris demografica, alimentare, sessuale, mercificatoria, ama sentirsi coccolare dalle stupidaggini mass mediali e dai falsi dibattiti tra due schieramenti politico-ideologici che colludono nella struttura profonda nel provocare una crescita capricciosa di interventi di ingegneria genetica e quindi della mercificazione della cosa che i nostri antenati consideravano sacra e immanente nella natura essa stessa sacra: la sessualità.
Ce li siamo già scordati i deliri delle coppie omosessuali? (orribile quello delle due lesbiche sorde che hanno fatto nascere a bella posta una bambina sorda come loro…)
E' dunque buona cosa che un dibattito scientifico emerga e si affermi con il contributo di punti di vista antropologici sostenuti dalla biologica evoluzionistica e dall’epistemologia sistemica , campi teorici in grado di trattare ed impostare correttamente i problemi concreti posti dalla complessità biologica e sociale, e soprattutto dal caos creato dai processi di disumanizzazione innescati dalle classi dirigenti dei paesi dell’occidente tecnologico.
L’ingegneria genetica è tanto più dannosa quanto più endogamica e paradossalmente è meno dannosa quando è eterologa, o quando viene adottata da coppie in cui i genitori, pur essendo già stati fecondi, non riescono più ad esserlo a causa di incidenti di tipo meccanico, non dovuti a malattie genetiche. I loro figli, anche se nati con manovre genetiche, potrebbero essere dotati di una capacità generativa vicina alla frequenza normale, ma ciò nonostante le fecondazioni artificiali sono sconsigliabili soprattutto per i conflitti morali che provocano (in particolare per quella eterologa, che però appunto, è più sana biologicamente ).
Paradosso nel paradosso, il fatto di impiantare un numero di ovuli non selezionati, potrebbe offrire maggiori vantaggi al nascituro nel caso in cui nella competizione, fossero naturalmente gli ovuli più sani a prevalere, in quanto una selezione artificiale dei “migliori”, potrebbe aprire scenari inquietanti sul piano di un’eugenetica su base pseudo-razziale, dato il contesto manipolatore e mercificatorio, purtroppo in pieno vigore.
Qual è allora la retta via?
E’ certo quella intrapresa dal nostro portale e dai suoi coraggiosi ideatori e direttori, di utilizzare finalmente l’enorme mole di dati e metodi antropologici accumulati in più di due secoli di studi e ricerche teoriche e pratiche dall’Antropologia generale, Bio-evoluzionistica e sistemica per una autoconoscenza dei processi di coevoluzione dell’uomo con la natura nostra unica risorsa di vita e cultura.
Mettiamoci dunque a studiare e a discutere su base scientifica, lasciando da parte le disquisizioni a perditempo di tipo letterario-filosofico-teologico, che prescindono dalle autentiche conoscenze scientifiche e consegnano la gente ad una ipocrita pseudoscienza di cui è facile diventare vittime passive.
Potremo allora riavviare quell’Antropologia Pedagogica per la quale, persino Maria Montessori sie era battuta invano… Internet e i mass media potrebbero consentirlo… ma dipende molto anche da noi, da ciò che ancora, nonostante tutto, rimane in noi di umano.

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antonia bertocchi
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Messaggio   Inviato: 01 Set 2007 - 00:28 Rispondi citando Torna in cima

Sorvolando sull'opposizione tra scienza vera e scienza non vera, poichè quello scientifico è un metodo applicabile ad ogni campo dello scibile, e premettendo che non sono un antropologa, mi sento di condividere in pieno il pensiero di ambert .
Quello che prsonalmente mi preoccupa di più però non è tanto l'estinzione in sè della specie umana (una volta estinti c'è poco di cui preoccuparsi) quanto quello che verrebbe prima...... cioè il controllo totale delle nascite umane da parte dell'oumo stesso con tutti gli annessi e connessi.....idea decisamente più insostenibile di quella di un'estinzione........

Inoltre volevo anche dire che una cosa è curare i malati, altra cosa, e mi sembra che l'andazzo sia piuttosto questo, creare e mostrare dipendenza psico fisica da agenti esterni per quanto riguarda e concerne la salute.
la natura, ignara ci ha dotato di un particolare sistema di autoguarigione interno all'organismo umano.....e forse scarterebbe tramite selezione gli individui in cui esso non funziona come dovrebbe.
socialità non vuol dire dipendenza, tantomeno dipendenza medico-medicinale che addormenta la naturalità del corpo con ogni sorta di farmaci operazioni ,interventi genetici su "materiale" che in effetti ,con tutta la buona volontà della scienza( che non è mai verità assoluta ,ma sempre e comunque interpretazione) non si conosce, e la sua spontanea capacità di fare fronte alle malattie(molte delle quali ovviamente aggravate dal tipo di vita socio-culturale )......capacità ahimè quasi del tutto perduta.

Milena
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Messaggio   Inviato: 01 Set 2007 - 16:13 Rispondi citando Torna in cima

Non mi sento di condividere quello che scrivono ambert e mipatop, c'è una vaga ma presente allusione all'eugenetica che non mi convince. Compito dell'antropologo, in un contesto tanto delicato come questo, sarebbe quello che di spiegare e non di allarmare. Spiegare nella maniera più completa possibile per informare correttamente e imparzialmente sui pro e i contro, senza cadere nella tentazione di voler avere ragione su uno dei 2 fronti. Se l'antropologia si abbassasse a questo si cadrebbe nel paternalismo, e questo francamente non è il suo compito.
Detto questo mi limito a notare quanto in ambedue i contributi sembra che della medicina genetica si voglia prendere in considerazione in particolar modo solo l'aspetto meno chiaro, velato di pregiudizio e infarcito delle mille paure che film e giornalisti da quattro soldi gaudamente propinano.
Il problema della nascita non può che sposarsi con il problema, altrettanto urgente e sentito, della morte in un epoca che ha visto cambiare non solo la modalità del nascere ma anche del morire nel crescendo dell'ospedalizzazione; si nasce e si muore prevalentemente in ospedale con modalità completamente differenti a quelle di un secolo fa.
Procreazione assistita ed eutanasia hanno alla base lo stesso meccanismo sulle nostre menti. Paura?
Capire il perchè e spiegarlo alla gente sarebbe il nostro compito e, a mio modo di vedere, l'unico modo, di affrontare il discorso da scienziato umanisti. Non siamo giornalisti, non siamo chiamati a dare un giudizio, ma a contribuire creando menti critiche.
E questo mi sembra un bel contributo rimanendo nell'ambito della nascita.
Lucia
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Messaggio   Inviato: 06 Set 2007 - 16:11 Rispondi citando Torna in cima

La cultura, che per certi versi potremmo definire uno strumento inventato dall'homo sapiens a fini adattativi, si basa sul distacco dalla natura. In questo senso gli strumenti che consentono all'uomo di essere meno "naturale" sono tutti da considerarsi positivi. Ogni passo in avanti accresce la nostra autonomia. Questo in generale. Diverso se caliamo la cosa, progressivamente, in contesti storici concreti. Cominciando dal "progresso", che certo è coscientemente un valore solo per poche culture la nostra e quale altra. Non per tutte. Però poiché la discussione avviene nella nostra cultura, relativizzando il discorso solo a noi, questa obiezione potrebbe non avere valore. Procediamo. In questo caso il distacco-controllo dalla-sulla natura avviene per il medium di una sofisticata tecnologia. Ora, che la tecnologia non sia un medium "neutrale" (come non lo è la scienza) ed oggettivo ma sia intrisa di ideologia (di cultura quindi) è cosa nota da Nietzche (se non da Hegel). Essa, quindi, e i suoi risultati con lei, non costituisce un valore nè una verità. Semmai costituisce un problema. Se noi abbandoniamo la nozione tradizionale e ingenua della natura come qualcosa di dato "prima" dell'uomo, e la consideriamo invece essa stessa un prodotto del pensiero e della cultura (almeno da Kant in poi dovrebbe esser così) allora la crescente automazione della tecnologia (cn tutti i rischi che crea all'uomo) può esser letta come la formazione di una dipendenza dell'uomo da qualcosa su cui non ha il controllo. Mi pare scontato che nessuno di noi ha il controllo sull'ingegneria genetica. Al mondo quanti ne capiranno qualcosa? mille? quanti sanno realizzarla? 500? Quanti di questi sanno cosa stanno facendo? direi nessuno. La verità è che l'ingegneria genetica (così come il nucleare e mille altre cose) sono per noi dei dati su cui impattiamo. Delle oggettività che ci sfuggono. Il mondo costruito dalla tecnologia è cioè una natura da noi prodotta e che dobbiamo controllare. La tecnologia, potente struemnto culturale, va riculturalizzata: occorre recuperare un senso al suo essere. Che certo non è cosa facile. Così come non è facile nemmeno impostare bene il problema (da Heidegger in poi il tema è centrale nella filosofia contemporanea e non ha al momento soluzione stabile). Non mi illudo nemmeno un attimo di pensare che tutto nelle mie righe che precedono sia chiaro. Vivendo anche io in questo contesto sono anche io travolto dall'ambivalenza (altro concetto tutt'altro che chiaro) della tecnologia.
Arrivando ancora più al centro del problema, la genetica, il cui sviluppo ovviamente segue regole economiche intuibili, è in grado di ridisegnare ciò che è uomo per noi. Da strumento di ricerca medica e di cura si è trasformata in strumento di verità (e i medici sono i veri nuovi sapienti del nostro tempo). Ci pone di fronte problemi cui non siamo abituati e la prima tentazione sarebbe di rigetto. Personalmente, essendo legato a codici cristiani e al rispetto della vita in grembo, provo ripulsione all'idea che degli embrioni possano esser semplicemtne cancellati. Ma è una repulsione inefficace e irrilevante. E' una fuga inutile: la genetica muove così forti interessi che andrà avanti senza di noi. Il nostro lavoro, da antropologi (dopo aver citato tanti filosofi torno all'antropologia) è mettere in discussione la nostra cultura ridimensionando le sue pretese di assolutezza.
L'altor prblema, correlato, è quello della legge e delle coppie che viaggiano. Ma per stavolta direi che può bastare Smile
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Messaggio   Inviato: 06 Set 2007 - 16:13 Rispondi citando Torna in cima

Risposta a Lucia

Mi dispiace che le mie riflessioni ti abbiano allarmata . Ma i problemi devono poter venire corrattamente impostati, se si vuole tentarne una soluzione o una via d'uscita.
O ci lasciamo scivolare passivamente nel baratro come pecore al macello?
I gravissimi problemi causati dalla stupidità, corruzione, arroganza e criminalità delle classi dirigenti dei sistemi socio- politici "occidentali", esigono la rinuncia alle tragiche illusioni di crescita, sviluppo, progresso, democrazie, superiorità culturale, con le quali essi giustificano e alimentano guerre colonialistiche dall'impatto devastante sull'amnbiente ecologico e sulle popolazioni oggetto di tali "attenzioni"-che ne farebbero volentieri a meno (e lo dimostrano).
Poco per volta ci si renderà conto che non è la stessa cosa pensare un bambino o la natura come oggetti mercificabili con cinismo e crudeltà, ( secondo la prassi della pseudocuotura dominante), ma che egli fa parte, come insegna l'antropologia cibernetica, di quella che Bateson ha definito una "sacra unità", e che l'idea del sacro come immaente alla natura e all'uomo è un'idea non solo bella e buona, ma anche antropo-logica e scientifica . (Consiglio di visitare su Arcoiris la discussione sulla telefonata del pedofilo) : Antropologica perchè è stata codificata nei Contenitori Simbolici dei sistemi complessi mito-rito dalle società d interesse etnologico e folklorico , e scientifica perchè è stata riscoperta dall'Epistemologia Cibernetica.
Nel mio contributo, ho utilizzato conoscenze scientifiche consolidate che mi hanno permesso di impostare correttamente una problematica resa artatamente sfuggente al largo pubblico sia tenendolo all'oscuro dei dati scientifici che manipolandoli.
Ne risulta un bailamme di cui approfittano diversi gruppi di potere economico e poliico, collegati all'industria farmaceutica
Dunque non bisogna aver paura di distinguere tra scienza e pseudoscienza L'dea che questa distinzione non esista, fa proprio parte di una maipolazione ideoogica di tipo relativistico che viene inculcata continuamente attraverso i mass-media,da filosofi, letterati, vallette , divi del cinema, campioni dello sport , show-men, sociologi e teologi, ammaestrati da abili politicanti interessati a mantenere in caldo le poltrone il più a lungo possibie, al riparo da teorie e pratiche di riumanizzazione antropologica
La confusione che riveli nella tua lettera mi ha fatto molta tenerezza, perchè anch'io tanti anni fa ero così, e mi ci sono voluti decenni di studi antropologici per diradare un pò la nebbia e riuscire ad impostare correttamente alcuni problemi cruciali della complessità ecologica e sociale, Se mi occupo di queste discussioni, è solo per vedere se riesco a far percorrere un tragitto più breve del mio ai giovani lettori inesperti come te.
Ti invito quindi a chiarire il tuo pensiero.
Cosa intedi per "vaga ma presente allusione all'Eugenetica?
Che cosa pensi che sia l'Eugenetica ?
Le frasi che hai combinato insieme riflettono idee della cultura dominante difuse allo scopo di rendere irresolubili i problemi che essa stressa ha creato, perchè si rifiuta di assumersene le responsabilità e teme di perdere il controllo culturale e sociale.
Sappi che:
tutti siamo giornalisti, tutti diamo giudizi (come si farebbe infatti ad operare una qualsivoglia scelta responsabile ).. il punto è :con quale retroterra culturale e con quali criteri etici tale scelta avviene?
I miei giudizi non sono paternalistici ( caso mai maternalistici ) perchè accrescono la capacità critica e derivano da una capacità critica antropologicamente fondata .
La capacità critica non è quella di dire "liberamente" tutto quello che passsa per la testa, ma quella di saper operare una selezione tra conoscenze autentiche e fasulle proprie ed altrui, in modo da riuscire a demistificare gli imbrogli del linguaggio retorico di interlocutori che, paradossalmente, dietro una preparazione umanistica, nascondono la disumanizzazioine, ovvero la manipolazione fraudolenta delle conoscenze.
Nella speranza di esserti stata utile e di poterlo essere ancora, ti augurom ogni bene.
Antonia Bertocchi


Ultima modifica di ambert il 08 Set 2007 - 15:31 , modificato 1 volta in totale
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Messaggio   Inviato: 06 Set 2007 - 16:45 Rispondi citando Torna in cima

Risposta a  Milena

Innanzitutto grazie  per la  piena condivisione del mio pensiero  che mi  spinge   a portare alcuni approfondimenti.

Per quanto riguarda le relazioni tra scienza e pseudoscienza, esse attualmente sono a sfavore  della scienza, poiché  l’uso mercificatorio asservito alla tecnologia che  viene fatto  dei dati scientifici,   ha creato diffidenza da parte del vasto pubblico  nei confronti di qualunque discorso che si presenti come scientifico, che lo sia o meno.

La mentalità di tipo scientifica   poi, viene raramente acquisita e molti ricercatori, specialmente  quelli  dediti ad esperienze di laboratorio (vivisezione ed altre  schifezze comprese),  ne sono del tutto   privi. Il che spiega come possano accettare di rendesi complici di crimini  contro gi animali uomo compreso.  Ma  la distinzione  tra scienza, e pseudoscienza  è essenziale  soprattutto per quanto riguarda il campo delle Scienze Antropologiche, le quali, , nonostante abbiano consolidato  dati e metodi scienifici  durante più di due secoli  di ricerche , vengono di fatto emarginate dalla cultura dominante   soprattutto  perché   esse  consentirebbero  quella integrazione tra scienze umane e naturali che costituisce per la nostra pseudo-cultura  una , minaccia  gravemente lesiva  di quella hybris  (ingordigia,  spreco  di risorse, disastri ecologici e militari, sadismo) su cui paradossalmente si regge l’autoperpetuazione di un sistema globale diretto ostinatamente a forme di genocidio ed ecocidio definite eufemisticamente “progresso”e “ sviluppo”.  

Non a caso ho posto il modello cibernetico di Bateson della crisi ecologica al centro di queste riflessioni.  Esso invitta  all’esercizio  della Sistemica  ovvero addestra  a   cogliere  le relazioni tra le principali  componenti della crisi ecologica nelle loro recursioni  cumulative. Aiuta  a capire cosa sta succedendo e ad  individuare gli errori e a  tentare risposte adeguate ed efficaci  per  correggerli e  prevenirli, sempre che sia ancora possibile. Altro che neutralità della scienza! Qui  bisogna rimboccarsi le maniche e mettersi a studiare seriamente l’Antropologia,  come sorgente di autoconoscenza indispensabile  all’autocomprensione del fenomeno umano in tutta la sua complessità e contradditorietà.

In realtà, se è vero che possiamo considerare le conoscenze acquisite con metodi scientifici  propri di ogni scienza data, come  “oggettive”,  non esiste ne è mai esistita alcuna neutralita del loro uso .

Per fare un esempio tragicamente noto a tutti, non c’è niente di più impuro della fisica “pura”, dal momento che la   teoria  delle relatività è stata  usata  per creare strumenti di sterminio di massa.

 Ed anzi, la neutralità è stata spesso una maschera per  l’uso  distorto e persino disumano  di conoscenze  antropologiche in sé  stesse corrette ed utili, come nel caso della strumentalizzazioni del darvinismo ad opera del nazi-fascismo  (il cosiddetto darvinismo sociale).

Tuttavia così come non è giusto squalificare la Fisica per l’uso distorto dei suoi  dati, altrettanto vale per l’Antropologia. Anzi, l’ Antropologia porebbe veramente essere  la  scienza capace di dare  all’umanità strumenti utili per la  sua salvezza .

Dunque la miglior difesa è prendere decisamente partito per un uso etico e umano di ogni scienza senza lasciarsi  intimidire dalla pretesa delle cultura dominante di impedirlo con strampalati sofismi salottieri e mass-mediali , attraverso i quali ancora riesce, pretendendo obbiettività dagli altri,  a riservare solo a sé,  il diritto  di un uso distorto e mercificatorio dei dati scientifici.

La risposta a queste storture non  sta dunque nel buttare via l’acqua sporca con il bambino, ma nel salvare il bambino,  nel dimostrarne la dignità e il valore.

Come,  per fortuna, sta facendo  il nostro portale  lavorando alacremente   alla ricerca e alla diffusione presso appassionati e specialisti, di conoscenze che riguardano molti campi antropologici, ai quali, col passare del tempo e con  la crescita dei collaboratori,, speriamo che se ne aggiungeranno di nuovi. Sono lieta di notare che in molti giovani frequentatori del nostro sito  e anche in te, è presente una mentalità di tipo scientifico che  meriterebbe di essere coltivata ed è proprio quella che ti ha portato a condividere il mio pensiero. Sei stata in grado infatti di cogliere la correttezza del passaggio dalle conoscenze scientifiche sintetizzate, alle deduzioni logiche da esse tratte  ed hai anche intuito che, se i dati devono essere oggettivi, la loro interpretazuone (epistemologia)  non può e non deve esserlo poiché le conoscenze devono poter essere poste al servizio di una bio-etica globale  che stia inequivocabilmente dalla parte del’uomo e della  natura, e non contro di essa. Ogni neutralità è un sdisimpegno ed una complicità nel crimine. Per questo ti consiglio una facoltà scientifica.

Ho anche notato   che ti sei accorta di una manovra perfida del sistema: quella  di creare, col drogaggio di massa dei giovani, forme di dipendenza che sopprimono le naturali difese  dell’organismo e li rendono facilmente vittime di manovre fraudolente  da parte del sistema globalizzato.

Nei  giovani, disorientati da tanta stupidità, impediti a soddisfare la naturale sete di sapere,  a vivere in  modo sano e intelligente la loro stagione di giovinezza,  i modelli malsani  e mercificatori che dominano  nelle  relazioni  sociali  inducono  un lavaggio del cervello che  provoca   delusione e depressione,   ed innesca  risposte patologiche quali la ricerca di sostanze tossiche atte a lenire il dolore psichico . e a compensare l’inedia con  esperienze brutali  e perverse.(tutte cose di cui guarda caso, il sistema li  provvede a dismisura). Tutto ciò porta il giovane a  forme di intontimento sempre più gravi,  che lo spingono ad  autoescludersi da quegi studi antopologici seri, che gli permetterebbero di capire e smascherare  le atroci, ipocrite e spietate bugie di un sistema pseudocuturale  ostinato nel non voler vedere e correggere errori catastrofici  e soprattutto nel non voler sentir ragione.

Una ragione antropologica per la quale vale la pena lottare 

Antonia Bertocchi

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Ultima modifica di ambert il 08 Set 2007 - 15:37 , modificato 1 volta in totale
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Messaggio   Inviato: 08 Set 2007 - 15:31 Rispondi citando Torna in cima

A margine della discussione vorrei segnalare l'articolo "Provetta all'italiana", pubblicato sul n. 21 di Darwin, settembre/ottobre 2007 (quindi in edicola in questi giorni), a firma di Luca Gianaroli e Anna Pia Ferraretti. Oltre a diverse considerazioni sul panorama generato dalla legge 40, riporta numerosi dati che illustrano il quadro che stiamo discutendo in questo forum! Smile

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Oggetto: Ancora sulla legge 40

Ringrazio per l’apertura sul forum, di questo dibattito sulla legge 40 e in particolare per la visione espressa da Ambert che sicuramente rischia di essere definita “cinica”, mentre a me sembra aderente alla realtà di quel che siamo e intenzionata a ridare valore a quella realtà.
Quindi approfitto del respiro che sento in quella visione e mi permetto di lasciarmi trasportare in quella scia per esprimere il mio pensiero.
Per me la perdita di connessione con la Natura intesa come ambiente che ci contiene, e di conseguenza con la nostra stessa natura umana, con le nostre radici, si rivela in maniera eclatante quando osserviamo la cultura medico-scientifica che abbiamo elaborato. Si tratta a mio avviso di un approccio incapace di una visione globale dell’essere che pretenderebbe di analizzare e di curare, perciò il corpo dell’uomo e della donna vengono ridotti a macchine da riparare, su cui impiantare elementi esterni, da forzare in tutti i modi meccanici possibili. La stessa cosa, del resto, dall’inizio del processo di industrializzazione dell’agricoltura, viene fatto sulle piante di cui ci nutriamo, quindi non c’è da stupirsi delle conseguenze su di noi.
In tutti i dibattiti sulla procreazione assistita, non ho mai percepito (sarà un limite mio), né da parte degli scienziati, né da parte dei politici, né dei vari commentatori, né infine degli stessi cittadini che dovrebbero beneficiare della legge, un desiderio di dare e ricevere cura e sostegno reale alle coppie con il problema dell’infertilità. Nel corso di una esperienza di decenni nell’ambito di associazioni che si occupano di Nascita in una visione olistica, abbiamo avuto modo di osservare nell’infertilità le valenze di un problema essenzialmente relazionale, più che fisiologico. Ovviamente, essendo nella Persona impossibile scindere le emozioni dalla chimica, è necessario rendersi consapevoli delle proprie emozioni, per prendere consapevolezza del corpo, e viceversa. Questa consapevolezza non mi sembra che sia contemplata nella Legge 40, dove non viene previsto che sia offerta alle coppie prima di tutto la possibilità di una relazione d’aiuto, di uno spazio d’ascolto che dia loro il modo di aiutarsi e di aumentare la consapevolezza del corpo e delle emozioni, come è necessario per diventare genitori. Prima di tutto si sale sul nastro trasportatore della procreazione artificialmente assistita e si entra in una catena di montaggio dove poco spazio rimane per gli aspetti personali e relazionali. Forse il counseling costa troppo poco?
Viviamo in un sistema dove i momenti cruciali di passaggio dell’esistenza, come appunto la procreazione, sono scarsamente accompagnati e sostenuti socialmente; manchiamo di un gruppo familiare allargato da cui attingere e con cui scambiare esperienza e quando aspettiamo un bambino ci viene fatto capire che alla società interessa più come consumatore che come essere da amare e sostenere collettivamente; dopo di ché ci avviamo verso un percorso di gestazione dominato più dall’incubo della malattia (amniocentesi, ecografie, analisi continue) che dalla speranza nel futuro. Forse la maledizione “tu donna partorirai nel dolore e tu uomo lavorerai con il sudore della fronte” era più che altro la profezia del paradigma della civiltà industriale che ci stavamo piano piano apparecchiando attraverso i millenni e che ci avrebbe portato alla cacciata dalla simbiosi con la nostra Madre Terra.
Come si fa in queste condizioni a non essere infertili? Come è possibile pensare di creare artificialmente nuove famiglie felici, con tutto il peso energetico che collettivamente ci portiamo dietro, di questa sovrapproduzione di embrioni che non si sa come “utilizzare”? Penso che quello che ci resta, e non è poco, è cominciare fin da subito ad agire per amore e nell’amore, in sintonia con i processi naturali, in sintonia con la Vita. Scusate se non so dire meglio di così e grazie per lo spazio.
Marilia Zappalà
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Messaggio   Inviato: 24 Set 2007 - 15:57 Rispondi citando Torna in cima

Il "bandolo" della matassa.

Le riflessioni di Kleber e di Marizap esplicitano alcuni punti cruciali che sono impliciti in molte conversazioni su temi attinenti la fecondazione assistita e l’ eugenetica., e sono molto interessanti perchè si compensano a vicenda.
Kleber offre una matassa difficile da sbrogliare, ma se si trova il cosidetto "bandolo" forse insieme riusciamo a districarne qualche filo, anche perché Marizap, col suo sano buon senso e con la sua eccellente ed empatica visione olstica della neonatologia, ne ha sciolti alcuni.
Come bandolo della matassa, propongo la convinzione espressa da Kleber in modo apodittico che da Kant in poi si debba credere che la Natura sia un "prodotto" del pensiero e della cultura, e che sia da considerarsi ingenua "la concezione della natura come qualcosa di dato 'prima' dell’uomo"…
Va subito charito che questo tipo d volgarizzazione del pensiero kantiano verrebbe rifiutato dai filosofi accademici . La filosofia infatti è molto sfuggente, dice tutto e il contrario di tutto, ed è molto difficile coglierla per così dire "in castagna". Comincerebbero a dire che Kant a detto così e non ha detto cosà e non si approderebbe a nulla. Io invece intendo stare al gioco, perché si tratta di un gioco molto pericoloso, specialmente per i giovani che si avvicinano allo sterminato campo del sapere scientifico ed antropologico, più o meno disarmati. Infatti, quello che più ci interessa come gruppo di antropologi impegnati in un tipo di divulgazione scientifica che sta ricevendo meritati riconoscimenti, è soprattutto, sia il tenenere alta la bandiera della saggezza antropologica, ovvero di un tipo di fiosofia che ragioni su dati antropologici., sia l'impegno nella confutazione di erronee convinzioni, che sono purtroppo largamente condivisa sia a livelo popolare che a livello di èlites culturali.
E’ impossibile non essere filosofi, ma un conto è tener conto delle acquisizioni scientifiche della propria epoca, altra cosa è non farlo. In questo secondo caso la mente gira a vuoto.
Infatti le filosofie che non tengono conto delle conoscenze scientifiche della propria epoca o che, peggio, le manipolano con trucchi retorici, si "fanno riconoscere" dal fatto che la loro frequentazione non consente alcun incremento di conoscenza. La storia della filosofia ed il contenuto delle opere dei filosofi che a tale storia appartengono, offrono solo una conoscenza di tipo tautologico, ovvero la conocenza della storia della filosofia e quella del pensiero dei filosofi chiusi nei loro recinti, ma né l’una, n’è l’altra permettono un sia pur minimo incremento di conoscenza vera, di acquisiizione di nuovi dati. L’unico incremento che producono è quello della confusione mentale.
Asserzioni assurde, frutto di fantasticherie che usano la logica come autotortura , che ancora oggi tormentano la mente degli studenti, che vorrebbero tanto capire qualcosa del mondo in cui vivono e della vita, e invece sono costretti a dar credito e a digerire idee stomachevoli che, in divesi modi, tendono a squalificare la natura e la vita, e ad esaltare l’uomo quasi egli non ne facesse parte, anzi pretendendo che l’uomo non solo non ne faccia parte, ma che la natura addirittura sia una sua "ideazione".
Si colgano le embricazioni di alcuni paradossi:
come mai e perché l’uomo, se è così intelligente, dovebbe esser così stupido da inventarsi una natura per giungere a ritenere poi di non farne parte? Ma allora, che cosa se l’è inventata a fare?
A qual fine tanta contorsione logica? Tanta assurdità? Purtroppo i sistemi politici non investono sui filosofi a caso, ma in modo molto oculato, su quelli che in qualche modo sono loro “utili” e forse poco per volta riusciremo a demisificare i trucchi retorici consolidati nelle ideologie dominanti, che impediscono alla gente di esercitare il ben dell’intelletto, in modo da trarrne beneficio.
Ora, mentre non vi è nessuna prova che la natura non esista, ne esistono a bizzeffe del fatto che essa esiste. Ma un primo trucco sta nel pretendere di cancellare la prova fondamentale, quella dell’ esperienza diretta che ogn’uno fa dell’essere vivo. Ciò rende instabile la psiche . Il il primo dolo è quello di far credere sulla base del solo principio d’ autorità, che tali idee possano venir sostenute, e diffuse imponendole in campo didattico e sociale a partire dalla più perfida e destabilizzante delle manovre: il dubbio : da quello sottile, il dubbio saccente , portato sul piatto d’argento (falso) del “libero” pensiero., al dubbio lacerante che rischia di portare alla certezza di essere vittime di un imbroglio ideologico al servizio di processi di schiavizzazione e mercificazione. Crimini che il “grande”filosofo Aristotele giustificava, guadagnandosi l’appoggio delle èlites di potere contro l’emarginato Teofrasto che invece portava avanti “un pensiero caratterizzato da un’imponente estensione scientifica, attento alle implicazoni filosofiche della ricerca (Ditadi G. p.45)”.

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Nel Suo trattato “Della Pietà” chiuso nel dimenticatorio da venti secoli , ( ma riscoperto e commentato da Gino Ditadi –ed. Isonomia, Vicenza), ), Teofrasto esalta la pietà religiosa verso tutti i viventi come aurora della conoscenza e porta della giustizia. Leggendo quest’opera, dotata di un eccellente apparato critico che di per sé costituisce un trattato di storia comparata delle religioni e delle filosofie antiche, si torna a respirare l’aria di quella percezione del sacro come immanente alla natura che costituisce una costante antropologica e che sta alla radice del sentimento religioso dell’uomo sin dalla più lontana preistoria di caccia-raccolta. Essa sta per liberarsi dalle tenaglie delle pseudicuture presudoreligiose e laiche che l’hanno stritolata senza riuscire ad ucciderla da qualche millennio a questa parte
Teofrasto non fu appoggiato e cadde nel dimenticatoio, ma oggi è stato riscoperto come lievito di quella risposta bio-etica alla crisi ecologica, che, disponendo dei modelli epistemologici di Bateson può correggere errori catastrofici embricati in una matassa esplosiva il cui filo non può essere strappato con violenza e con rabbia , ma solo districato con astuzia e competenza, pena l’esplosion/implosione del sistema patologico.
La figura del filosofo idealista, scettico, perronista o costruttivista o dal pensiero debole o relativista, mi fa un po’pena…chissà se a qualcuno di loro è mai capitato di sbattere la testa contro il muro…o meglio, contro un albero, o meglio ancora contro un caprone.... e se qualcuni di loro per caso mangia o beve …cosa mangia o beve…secondo me si beve il cervello e poi tenta di convincere qualcuno ad imitarlo. .
Simili filosofi non hanno avuto la fortuna come Newton di essere colpiti da una mela, ma dubito che, in tal caso sarebbero stati in grado di trarne la conseguenza logica, cioè che esiste la mela come parte della natura che ha una storia, e che questa storia esiste indipendentemente da lui etc. ecc. Ma forse non ne hanno colpa loro, forse hanno una testa “ naturalmente” troppo dura per potersene accorgere…
So che sto deliziando quegli studenti che per caso mi stanno leggendo e che trovano sollievo momentaneo dalla ossessione dei testi scolastici di filosofia… Questa è una delle cose che mi fa sentire utile.
Attualmente le discussioni riguardanti eventi di attualità politica, culturale, sociale e persino scientifica, risentono pesantemente di condizionamenti di tpo filosofico-teologico che si sono stratificati ed embricati a partire dalle rivoluzioni borghesi e dai processi di industriaizzazione, di cui stiamo vedendo i pessimi risultati. Si tratta di ideologie che si mescolano e si contrappongono, nutrendosi di un intruglio vomitevole di idealismo, scetticismo, costruttivismo , e concordando in una sola cosa: il rifiuto del principio di realtà che, come ci ha insegnato la psicoanalisi costituisce il fondamento dell’equilibrio mentale.
Che sia anche per questo che chi ci governa dà continue prove di mancanza di tale equilibrio, dedicandosi con zelo degno di miglior causa a vergognosi reati penali ed amministrativi che hanno suscitato le reazini a caldo di Beppe Grillo, vivo e vero trickster redivivo , accolte con un senso di liberazione emotiva e cognitiva da tanti di noi ?
Che sia per questo che l’inconfutabile teoria dell’ Evoluzione continua a dare scandalo e viene dato spazio a posizioni ascentifiche e antiscientifiche e pseudoscientifiche che pretendono di buttar via secoli di studi ed esperienze probanti.? Ma la loro lotta è vana, perché è sempre più chiaro che una teoria filosofica, di per sé costituisce un costrutto mentale che ne rimugina altri, ma non dimostra niente di quello che asserisce,( tranne nel caso in cui utilizzi i dati scientifici acquisiti.in modo corretto) Mentre una teoria scientifica, deve essere innanzitutto ben fondata e poi confermata da innumerovoli osservazioni e prove e controprove, .raccolte con metodologie di tipo sperimentale diretto o indiretto che sia.
La natura e la cultura, esistono innanzitutto perché noi appartenendo al momdo della vita, siamo in grado di percepirle . E poi perché essendo vivi e consapevoli di esserlo, abbiamo capito , possedendo qualcosa che stato denominato "inelligenza" che la natura e la cultura hanno una storia. La storia della cultura come parte della storia della natura. Anzi, di più, che hanno entrambe una preistoria , il cui inteccio ci porta sempre più lontano nel tempo. Un tempo che possiamo oggi percorrere a ritroso verso l’origine della vita.
La vita , che cos’è la vita? Esiste la vita? Ma noi siamo vivi?
Solo se è percipita come sacra la vita è vera e possiamo continuare ad appartenerLe. La dissacrazione della vita porta alla dissoluzione dell’uomo, all’estinzione non solo delle altre specie, ma anche della nostra, come lo stesso Bateson ha chiarito da tempo. La vita (e il suo studio :la biologia evoluzionistica applicata all’Antropologia), costituisce la categoria logica che può dissolvere le nebbie della dicotomia materia-spirito, della scissione anima-corpo, e della confliggenza trascedenza immanenza.
La vita, pietra dello scandalo che si pretende di esaltare e proteggere quando è quella dell’embrione sopranumerario, mentre non ha alcun importanza quando dà luogo alla nascita naturale di un bambino sano che sarà esposto nelle società “civili” e “democratiche”, irrimediabimente e irresponsabilmente a pericoli atroci (scempio del corpo per trapianto di organi, per sfruttamento sessuale e pedofilo, per prostituzione, scempio della psiche per drogaggio che inizia dal latte materno, dall’acqua che beve, e dall’aria che respira, inquinate da micidiali gas tossici, persino da medicinali e droghe di ogni genere, e che continuerà durante tutta l’infanzia e l’adolescenza portandolo a fome sempre più devastanti di depressione e di follia).
Dove non c’è pietà né empatia per la natura, gli animali, le piante, c’è solo cinismo, stupidità, autodistuzione. Dove si nega la realtà della vita e la sua sacralità immanente, nessuno ha compassione del bambino sano e normale. Ma egli viene conteso da “liberi” processi mercificatori sempre più degradanti, osceni e tossici in modo cinico e spietato, nonostante gli onesti sforzi che molti insegnanti e genitori fanno per proteggerlo.
Per fortuna, in tanto degrado sta emergendo un colpo decisivo alle teorie kantiane o pseudotali :la recente scoperta dei neuroni specchio (un servizio su questo argomento sta proprio nel numero di “Darwin” sopra indicato). Questi neuroni dimostrano che, se possono rispecchiare qualcosa (oggetti della natura evidentemente), questo qualcosa che rispecchiano, esiste, altrimenti non potrebbero rispecchiarlo. E questi neuroni , udite, udite, sono fatti di materia….
Sono curiosa di vedere come le ostinazioni idealistiche cercheranno di destreggiarsi (scusate, di sinistreggiarsi), di fronte a queste inconfutabili acquisizioni scientifiche., durante i prossimi talk-show televisivi in cui veranno accuratamente scelte a colloquiare persone che non conoscono la Biologia Evoluzionistica, né tanto meno l’Antropologia . Esse pontificheranno di eugenetica , fecondazione assistita e di bioetica in modo del tutto inconcludente, lasciando le perversioni del sistema “libere” di continuare a far danni, mentre gli antropologi, dalla poltrona di casa potranno continuare a schiacciare beati pisolini….
E i processi mercificatori potranno prosperare alla grande.
La reazione di molti dei “Filosofi” “Sociologi”, “Politici”, chiamati a ravvivare la scena per la gioia dei comici di professione che ce ne restituiranno la caricatura nei varietà serali, è scontata. Faranno come sempre orecchie da mercante, non ne terranno minimamente conto oppure si arrampicheranno sugli specchi dell’illusione, ma ci resteranno appicicati sopra… sempre più isolati , come insetti disgustosi in agonia, per i quai è stato finalmente trovato il giusto insetticida: quello di una scienza onesta. La pulizia completa però potranno farla solo i giovani che, resi scaltri dalle demifisticazioni dei trucchi retorico-filosofici che imbrigliano il buon senso e la ragione, sceglieranno di dedicarsi a studi scientifici riguardanti campi del sapere che possano fornire strumenti efficaci di autoconscenza e gestione eco-compatibile e bio-etica delle risorse umane e naturali. Che sono la vera ricchezza dell’umanita. Mentre il PIL (prodotto interno lordo, sempre più “lordo” in effetti’,,) dà la misura della distruzione ecologica e sociale in atto., della serie: più moneta meno natura e meno bio-diversità.
Intanto consoliamoci con la testimonianza di Marizap che esprime un vissuto sano e responsabile verso i nascituri e l’esigenza tutta umana di una armonia con la natura quale sano fondamento della relazionalità umana e del rispetto dei nuovi nati , concepiti secondo le sue eterne regole che hanno costruito le specie viventi in interazione coevolutiva, compresa la nostra, e che, se seguite, potrebbero persino ancora salvarla dall’autodistruzione .
Di quetso processo di audodistruzione è in gran parte responsabile certa filosofia che spadroneggia, nonostante che, oltre ad essere in sè stupida, sia anche diventata anacronistica.
Essa finge di configgere con certa teologia, mentre nella struttura profonda collude con essa nel paradossale disprezzo della naturalità dell’uomo (e del bambino)
Purtroppo l'istituzione di centri di studio fiosofico gode di molti appoggi e finanziamenti, al contrario della ricerca scientifica seria e antropo-logica
Strano che l’uomo e la natura non esistano quando si tratta di riconoscerne la dignità e il valore, laddove il “progressivo” esercizio concreto di contestuali processi di mercificazione e sfruttameno provano tragicamente il contrario…Ancora più strano che l’embrione sia così importante quando è inutile o è oggetto di compravendita, mentre non ha alcune importanza quando evolve in una gestazione e in una nascita normali..
Strano questo odio verso la normalità e questo amore sviscerato e ipocrita per la patologia. Questo è il vero cinismo. Il cinismo non sta nella verità, ma nella sua manipolazione mercificatoria.
Non sopportiamolo più , cominciamo a provare repulsione per ciò che è malato (pur offrendo ogni cura possibile), e attrazione verso ciò che è sano. E ad investire sui sani, perché, ricordiamolo, solo i sani possono curare i malati.

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Messaggio   Inviato: 26 Set 2007 - 23:04 Rispondi citando Torna in cima

Vedo che la discussione è andata avanti e me ne rallegro. nel leggere gli interventi ho trovato molti spunti di riflessione e devo dire, ancora una volta condivido il pensiero di ambert( fin dove ovviamente mi è dato comprenderlo) specie quando parla di sacralità della natura e progressiva perdita di un simile concetto con-mi permetto di aggiungere-conseguente frantumazione delle parti, che naturalmente genera confusione e malattia prima di tutto dell'anima( credo che gli psicologi la chiamino schizzofrenia, che -ahinoi-pare estendersi sempre più alla società intera come sistema);

sicuramente cercherò di procurarmi torfrasto.......

Ambert, non credo di essere più così giovane a 31 anni; mi occuperei di preistoria se la mia laurea in lettere con tesi sul paleolitico avesse davvero un valore fattivo, se il lavoro dell'archeologo fosse riconosciuto come campo privilegiato di interazione e compenetrazione tra scienze umane e naturali, se vi fosse maggiore e più diffuso interesse sociale per discipline simili alla mia che cercano di analizzare e comprendere l'uomo quando ancora viveva immerso nella sacralità della natura..... materialmente sono solo pochi metri di terra che ci separano da quel mondo.

condivido anche quanto scritto da marizap sia sulle componenti emotive dell 'infertilità sia su tutto il resto.....la vera maledizione dell'occidente è quella di avere diviso il corpo la mente e lo spirito: questa mania di divisione, questa tendenza alla schizzofrenia.
per parte mia posso ben ringraziare alcuni orientali che nel dedicare la loro vita alla diffusione di certe discipline dove non v'è divisione tra mente spirito e corpo mi riportano alla memoria, nei tempi presenti, conoscenze millenarie sempre rinnovate che continuano ad essere valide almeno fin quando qualcuno non deciderà o non causerà inconsapevolmente il cambiamento della forma umana e la fine di homo sapiens.

Milena
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