Qualche giorno fa, al ritorno dal mio periodo di riposo, controllando gli arretrati nella mia posta ho trovato due notizie circa due fatti del tutto indipendenti tra loro, che, poste l'una accanto all'altra, mi hanno fatto sorgere non pochi interrogativi in merito alle reali motivazioni che stanno dietro alle azioni degli uomini.
In aree nettamente distinte dal punto di vista geografico, culturale, storico e di attualità politica quali la regione del Kurdistan turco, non riconosciuta politicamente (di cui soltanto a partire da qualche anno si ammette l'esistenza degli abitanti quali "Kurdi" e non più "Turchi di montagna") ma la cui cultura, compresa la lingua, ancora viene negata, e l'Alto Adige, parte di una regione a statuto speciale della Repubblica Italiana: in realtà certamente tanto differenti stupisce davvero molto trovarvi esplicitate le medesime preoccupazioni di fondo!
Di seguito i due articoli "incriminati":
Via a cartelli stradali in italiano. Bolzano, rimossa segnaletica bilingue
Zufrittspitze, Langsee, Hoechsterhuette, Gleck: la toponomastica in Alto Adige parla solo in tedesco. Nella provincia di Bolzano i turisti si possono imbattere in nuovi cartelli stradali con nomi scritti nella sola lingua tedesca. Autore del blitz segnaletico, nonostante la legge preveda, in tutti gli atti, luoghi ed edifici pubblici, il bilinguismo è l'Alpenverein Sudtirol (Avs), l'omologo sudtirolese del Cai, Club Alpino italiano.
L'inizio dell'operazione "pulizia" risale a qualche anno fa, quando la Giunta provinciale di Bolzano affidò al Cai e all'Alpenverein la manutenzione dei circa 20mila chilometri di sentieri montani, compresa la segnaletica, stanziando i fondi pubblici: due terzi andarono all'Avs, un terzo al Cai. Entrambi si impegnarono a salvaguardare il bilinguismo.
Stranieri nella propria terra
Un patto non rispettato dall'Avs che ha cancellato nomi storicamente italiani come Bolzano, Merano e Bressanone. La segnaletica bilingue sui sentieri è ormai limitata alle zone turistiche più frequentate dagli italiani come le valli di Gardena, Badia, Alta Pusteria.
Il motivo del blitz segnaletico è di eliminare i nomi "fascisti", vale a dire gli 8mila toponimi italiani introdotti durante il Ventennio. Salvati dalla furia purificatrice solo 200 nomi riconosciuti come storicamente radicati.
Un'operazione, quella del regime, nata per favorire gli italiani immigrati nei primi anni Venti (ora giunti alla quarta generazione), che permise di identificare nella loro lingua città, monti e valli del Trentino Alto Adige, annesso da pochi anni all'Italia.
Nonostante gli accordi contenuti nell'ampia autonomia concessa alla Provincia di Bolzano, alcuni estremisti, che fanno capo anche al partito della Suedtiroler Volkspartei, non hanno mai accettato l'uso dei nomi italiani.
La protesta italiana
Inutili le proteste del presidente del Cai Alto Adige Fanco Capraro che da anni denuncia, nell'indifferenza generale, l'operazione linguistica dell'Alpenverein. Il parlamentare altoatesino di An Giorgio Holzmann ha presentato un'interrogazione al ministro per le Regioni Linda Lanzillota per sapere quali iniziative intenda adottare per garantire il rispetto dello Statuto di autonomia.
Secondo chi sostiene la legittimità del blitz segnaletico, l'Avs sarebbe un sodalizio privato, non tenuto a rispettare il bilinguismo, anche se usa denaro pubblico. Sulle tabelle, per l'associazione altoatesina, non ci sarebbe stato poi spazio sufficiente per le doppie denominazioni. Wolfgang Platter, direttore del Parco nazionale dello Stelvio, nel dubbio, pare abbia ordinato il momentaneo congelamento dell'operazione.
Fonte: TGcom
Scrivere i nomi dei villaggi in kurdo: l’ufficio del governatore di Diyarbakir si è opposto
Adnan Bilen (DIHA, Diyarbakir), 30 Giugno 2006 - L’ufficio del governatore di Diyarbakir si è opposto alla decisione unanime pronunciata dal Consiglio Provinciale che accanto ai nomi dei villaggi scritti, su tabelle e segnali stradali, in turco vi siano anche i nomi stessi scritti nella lingua kurda. L’ufficio del governatore ha presentato un ricorso al tribunale amministrativo chiedendo che la decisione sia revocata e ha sostenuto, nel formulare la sua richiesta, che "gli ex nomi [cioè, quelli in lingua kurda] erano usati informalmente dalla popolazione e la decisione presa contribuirebbe a promuoverne l’uso”. Il 3 marzo 2006 il Consiglio Provinciale aveva accettato unanimemente la possibilità che i nomi originari della città di Diyarbakir e quelli di altre province fossero scritti in lingua kurda (tra parentesi) accanto ai nomi in lingua turca sulla segnaletica stradale. Dopo la decisione del Consiglio, il vicegovernatore Hidir Kahveci ha inviato un documento scritto al tribunale amministrativo competente, cheidendo che la decisione fosse annullata. Nel documento, che elenca le motivazioni addotte dall’ufficio del governatore, si rammenta che secondo la Legge n. 5542 sull’Amministrazione delle Province è stabilito che i nomi che non siano turchi e che possano generare confusione devono essere cambiati.
Nel giustificare la richiesta, si dice che scrivendo i vecchi nomi accanto a quelli già esistenti si produrranno difficoltà per la popolazione nell’utilizzarli. Si dice anche che i nomi che si vogliono aggiungere sono stati finora utilizzati, ma non in forma ufficiale, e che dalla decisione deriverebbe una promozione dell riutilizzo dei nomi in lingua kurda. Poi si indica che la popolazine potrebbe dimenticare i nuovi nomi e da ciò nascerebbero contrasti tra la popolazione e le istituzioni ufficiali, nonché seri danni economici.
Kerem Durukan, che presiede il Consiglio Provinciale, ha detto di ritenere necessario che si scrivano i vecchi nomi, come atto di favore nei confronti delle culture siriana, araba e kurda che permeano l’area; ha aggiunto di essere consapevole, e con lui i consiglieri, che il Consiglio Provinciale non ha alcuna autorità per cambiare alcun nome e ha formulato unicamente una proposta. Durukan ha anche detto che prendendo in considerazione il linguaggio usato nell’area, si rileva che quasi il 90% della popolazione è d’etnia kurda e in pratica nessuno pronuncia i nomi dei villaggi in turco: Un simile stato di cose dovrebbe essere tollerato.
Fonte: Del Mondo Kurdo
Anno 6 - numero 11
a cura dell'Ufficio d'Informazione del Kurdistan in Italia
http://www.uikionlus.com/
www.kurdistan.it (italiano), www.kurdishinfo.com (multilingue)
Ciò che emerge senza alcun dubbio è la potenza della lingua nella costruzione dell'identità etnica e culturale: la negazione dell'utilizzo della lingua equivale in entrambi i casi a un riconoscimento di non appartenenza; come se dicessi: "questa lingua non appartiene al mio mondo e non voglio che vi appartenga. Se vuoi nominare questo luogo, dovrai utilizzare il nome che io, autoctono vero, gli ho dato nella mia lingua, la sola che io riconosca valida, dato che è quella di casa mia."
Alto Adige e Kurdistan turco hanno una distanza enorme che li separa, non tanto geografica quanto storico-culturale; ma hanno in comune, almeno considerando in maniera forse troppo superficiale, ma utile ai fini di queste riflessioni "aperte", l'appartenenza geografica e politica a regioni-Stato politicamente riconosciute, ma di cui non si sentono parte integrante iin quanto portatrici di una cultura e di una storia autonoma, maggiormente legata ad altri ambiti e che aspira al riconoscimento di un'autonomia regionale quanto più piena possibile.
E la lingua, in quanto elemento essenziale dell'identità, viene utilizzata in questa direzione per sottolineare queste spinte, anche se in direzione opposta nei due casi in oggetto: infatti, in Alto Adige è la minoranza di lingua tedesca che alla fine "ha la meglio", diciamo così, e riesce ad estromettere l'indicazione della toponomastica in lingua italiana dalla cartellonistica sul proprio territorio, apparentemente - e, a quanto sembra, anche effettivamente - con l'approvazione silente della Provincia di Bolzano (prendendo a pretesto "l'epurazione" dai nomi apposti dai fascisti all'epoca in cui questi sarebbero serviti a facilitare la vita agli emigranti italiani nella nuova regione appena conquistata all'Italia); in Kurdistan, invece, si assiste esattamente all'evento opposto: la Provincia ha approvato all'unanimità l'apposizione della denominazione in lingua Kurda (parlata dalla stragrande maggioranza della popolazione dell'area, Kurda per l'appunto) mentre il rappresentante del Governo centrale nega questa soluzione (con pretesti, a parer mio, davvero poco pregnanti, coerenti con un indirizzo politico ormai "storico" in quest'area del Paese).
Mi interesserebbe davvero conoscere un parere frutto di altre letture in merito a questo singolare parallelo che mi sono trovata a commentare, che ci aiuti a fare luce su queste coincidenze tanto fortuite quanto eloquenti.