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LupoOffline
H. ergaster
H. ergaster


Registrato: 10 Mar 2003
Messaggi: 819
Località: Provincia di Varese - Roma
Status: Offline
Messaggio   Inviato: 18 Lug 2006 - 18:17 Rispondi citando Torna in cima

Durante le vacanze estive è facile imbattersi, viaggiando attraverso paesini più o meno noti alle folle turistiche, in musei o raccolte che custodiscono le memorie del luogo. Che si tratti della casa di un certo personaggio storico o più in generale della storia cittadina o della "civiltà contadina", l'approccio è quasi sempre esclusivamente conservativo.

Molto più facile osservare i "reperti" in vetrine anonime che non inseriti in un contesto più intuibile attraverso un diorama. In entrambi i casi, vi è la preoccupazione, da parte dei curatori, di preservare ricordi collettivi associati a oggetti concreti, e trasmettere la memoria di fatti, se non epoche, alle generazioni più giovani. A seconda dell'oggetto e della modalità di esposizione, tale trasmissione può essere efficace o meno, fermo restando che ogni informazione è destinata a perdersi, prima o poi, se non ci si preoccupa di trasmetterla al meglio.

La memoria è labile e lo è ancora di più oggi, paradossalmente, nonostante la digitalizzazione sembri promettere la risoluzione dei problemi connessi alla sua conservazione. Se le tavolette di argilla scritte in cuneiforme si sono conservate per migliaia di anni, c'è da chiedersi quanto potranno conservarsi i supporti digitali oggi in uso: un CD o un DVD attualmente sono costruiti per conservarsi qualche decennio appena, ma in particolari condizioni di conservazione.
In realtà, nell'uso corrente, già dopo mesi è possibile verificare una perdita di informazioni, anche se magari impercettibile nella quotidianità.

Ma anche se non ci fossero problemi legati al deterioramento del supporto, va considerata la scarsa adattabilità dei lettori ai supporti già esistenti. Un disco in vinile non può essere interpretato da un lettore DVD, certo, ma sembra che gli stessi DVD, tra pochi anni, non saranno più leggibili a causa delle innovazioni di mercato e dell'introduzione di nuovi standard. Si pone quindi un problema di memoria collettiva: forse in futuro sarà ancora necessario ricorrere a cantastorie e griots?


_________________
Moreno Tiziani - professioneantropologo.it
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mackyOffline
A. afarensis
A. afarensis


Registrato: 18 Dic 2004
Messaggi: 124
Località: Torino
Status: Offline
Messaggio   Inviato: 18 Lug 2006 - 23:34 Rispondi citando Torna in cima

Gli intenti dell'archiviazione digitale sono nobili, ma purtroppo "insostenibilmente leggeri". Credo che l'obiettivo principale delle nuove tecniche di memoria digitale sia orientato alla condivisione della memoria collettiva. La Rete svolge il ruolo da protagonista in questa vicenda. La memoria dei singoli a portata di tutti per servire gli scopi più vari: dalla semplice conoscenza alla sensibilizzazione, dalle attività di monitoraggio del mutamento sociale fino alla ricerca di interazione virtuale.
Se pensiamo a tutti i tentativi di implementare e riversare in internet le collezioni museali (specie quelle a carattere demoetnoantropologico, in questo senso il museo di Storia Naturale di New York, il museo dell'Uomo di Parigi, il Museo Nazionale di Antropologia del Messico e il museo delle civiltà del Canada, la fanno da padrone!), ci rendiamo subito conto di quanto pressante sia il desiderio di condividere. Una memoria che circola velocemente intorno al globo.
Se ci fermiamo a riflettere, invece, sui supporti digitali, allora mi trovo in completo accordo con quanto scritto da Lupo; indubbiamente si pone il problema dell'obsolescenza. Allora c'è da chiedersi quali tipi di materiali finiscano sui supporti digitali, una volta consapevoli della loro caducità.
Un fenomeno interessante, a livello di memoria personale-condivisa, riguarda i web-log: i famigerati blog, che ormai, sembra abbiano sostituito i cari vecchi diari cartacei.
In questo contesto sorge il problema della memoria di sé da lasciare, eventualmente, ai posteri. Ma sappiamo tutti che attraverso le pagine di un diario si possono venire a scoprire notazioni rilevanti riguardo i diversi periodi storici con tutti gli annessi e connessi. Di particolare rilievo scientifico è stata la scoperta, e il relativo studio,  del diario di Martha Ballard, un'ostetrica americana del Maine vissuta alla fine del Settecento. Il progetto è stato coordinato dalla professoressa Laurel Thatcher Ulrich, docente di Storia presso l'Università del New Hampshire e Harvard (per maggiori informazioni: http://www.dohistory.org). Il diario di Martha Ballard rappresenta un emblematico intreccio di autobiografia e storia sociale e culturale di un'epoca di riferimento. Con i modernissimi e ultra-alla-moda blogs, sarà possibile fare ricerce a posteriori di tale portata?
Il famoso e salvifico backup dei dati sarà realmente sufficiente a mantenere memoria di sé? Anche se i dubbi persistono, non bisogna dimenticare che in parte la memoria orale, riferita soprattutto a certe conoscenze, si sta già perdendo e con un monitoraggio attento si possono dedurre statistiche piuttosto raffinate sullo stato di conservazione della tradizione culturale. Pensiamo ai miti cosmogonici e cosmologici, pensiamo alle conoscenze etnobotaniche ed etnomediche.
Se la trasmissione orale viene trascritta su un supporto digitale o riversata in Rete può raggiungere un numero di persone potenzialmente infinito, che come in una staffetta possono trasmettere le conoscenze acquisite. Ma la sensazione che si avverte è di assoluta mancanza di presa, nell'era della cultura digitale, mancanza di una solida base di esperienza di cui dirsi prodotto.
macky

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GiampieroPOffline
A. ramidus
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Registrato: 07 Feb 2006
Messaggi: 14
Località: toscana
Status: Offline
Messaggio   Inviato: 24 Lug 2006 - 10:25 Rispondi citando Torna in cima

Io continuo ad intervenire e temo sempre di dire bojate...
Butto lì alcune cose che penso.
La Rete, il digitale, etc. se hanno dato la possibilità di far circolare quantità enormi di idee, ricordi, etc. hanno parallelamente (insieme ad altri mezzi) creato un "sovraccarico" di informazioni. C'è un mare di informazioni, troppe e, tendenzialmente, "consumate" in maniera indifferenziata; una sorat di consumismo delle informazioni.
La memoria è in pericolo perchè il consumo di informazioni non è fondato (o, meglio, è sempre meno fondato) su una base emotiva comune, che è, forse, la sostanza della "cultura". Ogni informazione è uguale a qualsiasi altra, ed ugualmente priva di profondità. Basterà ascoltare le "relazioni" di colleghi ed amici al ritorno dalle vacanze: il Tibet o Cuba piallate tutte su un comune terreno di banalità e (almeno per me) noia infinita...
Concludo: non rimpiango un "tempo andato" o cose4 del genere, ma rimango impressionato da come dal "tempo andato" non si impari mai niente.
Ciao a tutti
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sarabruniOffline
A. afarensis
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Registrato: 17 Mar 2006
Messaggi: 54
Località: taranto/roma
Status: Offline
Messaggio   Inviato: 17 Ago 2006 - 11:40 Rispondi citando Torna in cima

Provo anche io a dire la mia 

Pare che la circolazione dell'informazione nell'era digitale abbia almeno due caratteristiche (sono solo mie idee) .

1) Quantità v/s Qualità
Come diceva  Gianpiero esiste un sovraccarico di informazioni, ci ritroviamo, a differenza di qualche anno fà, ad avere un approccio diverso con le informazioni..o meglio con i dati:
Ho notato che si punta, più del resto, ad "accumulare" dati ; si accumula si accumula si creano veri e propri archivi ,album,  libri, foto,  film, articoli video... per non parlare della convizione che sulla rete c'è tutto!!! il nostro archivio potenziale è infinito.
E da qui cambia l'approccio, se prima avevamo un album di Janis  Joplin , che ci avevano regalato gli amici con tanto amore, e che abbiamo imparato a memoria e ci ha fatto sognare e magari fatto da colonna sonora ad un periodo della nostra vita , ora abbiamo intere discografie con il risultato che non le abbiamo mai davvero ascoltate.
Questo lavoro continuo di ricerca non vuol affato dire che poi questi dati vengano consultati, la convinzione di averli lì pronti per la consultazione ci impigrisce e ci porta più che altro a cercare altro materiale.

Anche la produzione di informazione perde di qualità in maniera impressionante.
Per fare un esempio una delle tecniche della ricerca sociale prevede la costruzione di documentazione "naturale" (prodotta senza essere stata sollecitata dal ricercatore).
Praticamente una raccolta critica dei documenti.
Questo lavoro diventa estenuante se si ha a che fare con una ricerca on line, si rischia di confondere opinioni per scienza ,è difficile delineare il contesto in cui tale documento è stato prodotto e i motivi per cui è stato prodotto, o addirittura identificare l'autore.
Praticamente tutti possiamo scrivere o produrre qualsiasi cosa e metterla a disposizione della rete, con tutti i suoi pro e i suoi contro.

2)  Identità : Presente V/S Passato e Futuro
Riprendo anche Macky sul discorso del diario.
Evidentemente l'era del digitale non tocca direttamente solo la circolazione o l'usufruibilità delle informazioni/dati ma soprattutto il nostro concetto di identità.
Ora non sono preparata per affrontare la questione ma vi sono in corso studi antropologici sull'identità nell'era digitale.

Non ci saremmo mai sognati di far leggere il nostro diario a qualcuno.
Il blog piu che un diario è una vetrina e forse questo deriva da una forma diffusa di esibizionismo (piu che di condivisione) tipica dell'era del consumismo.
La memoria va in crisi se si pensa che, oltre alle cose già dette , il continuo aggiornamento dei siti e dei blog, praticamente cancella il vecchio e propone il nuovo.
Un continuo sforzo che punta al presente, che nasconde le imperfezioni o le lacune del passato (altrimenti perche aggiornare?) e non si pone il problema del futuro (anche negli archivi offerti dai siti le informazoni risultano decontestualizzate) .


Scusate la forma e anche i contenuti , ma sono ancora qui che penso e ripenso e se penso ancora finisce che non posto più nulla quindi intanto questi pensierini ve li passo poi si vedrà.

Sara
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