Provo anche io a dire la mia

Pare che la circolazione dell'informazione nell'era digitale abbia almeno due caratteristiche (sono solo mie idee) .
1)
Quantità v/s Qualità
Come diceva Gianpiero esiste un sovraccarico di informazioni, ci ritroviamo, a differenza di qualche anno fà, ad avere un approccio diverso con le informazioni..o meglio con i dati:
Ho notato che si punta, più del resto, ad "
accumulare" dati ; si accumula si accumula si creano veri e propri archivi ,album, libri, foto, film, articoli video... per non parlare della convizione che sulla rete c'è tutto!!! il nostro archivio potenziale è infinito.
E da qui cambia l'approccio, se prima avevamo un album di Janis Joplin , che ci avevano regalato gli amici con tanto amore, e che abbiamo imparato a memoria e ci ha fatto sognare e magari fatto da colonna sonora ad un periodo della nostra vita , ora abbiamo intere discografie con il risultato che non le abbiamo mai davvero ascoltate.
Questo lavoro continuo di ricerca non vuol affato dire che poi questi dati vengano consultati, la convinzione di averli lì pronti per la consultazione ci impigrisce e ci porta più che altro a cercare altro materiale.
Anche la
produzione di informazione perde di qualità in maniera impressionante.
Per fare un esempio una delle tecniche della ricerca sociale prevede la costruzione di documentazione "naturale" (prodotta senza essere stata sollecitata dal ricercatore).
Praticamente una raccolta critica dei documenti.
Questo lavoro diventa estenuante se si ha a che fare con una ricerca on line, si rischia di confondere opinioni per scienza ,è difficile delineare il contesto in cui tale documento è stato prodotto e i motivi per cui è stato prodotto, o addirittura identificare l'autore.
Praticamente tutti possiamo scrivere o produrre qualsiasi cosa e metterla a disposizione della rete, con tutti i suoi pro e i suoi contro.
2)
Identità : Presente V/S Passato e Futuro
Riprendo anche Macky sul discorso del diario.
Evidentemente l'era del digitale non tocca direttamente solo la circolazione o l'usufruibilità delle informazioni/dati ma soprattutto il nostro concetto di identità.
Ora non sono preparata per affrontare la questione ma vi sono in corso studi antropologici sull'identità nell'era digitale.
Non ci saremmo mai sognati di far leggere il nostro diario a qualcuno.
Il blog piu che un diario è una vetrina e forse questo deriva da una forma diffusa di esibizionismo (piu che di condivisione) tipica dell'era del consumismo.
La memoria va in crisi se si pensa che, oltre alle cose già dette , il continuo aggiornamento dei siti e dei blog, praticamente cancella il vecchio e propone il nuovo.
Un continuo sforzo che punta al presente, che nasconde le imperfezioni o le lacune del passato (altrimenti perche aggiornare?) e non si pone il problema del futuro (anche negli archivi offerti dai siti le informazoni risultano decontestualizzate) .
Scusate la forma e anche i contenuti , ma sono ancora qui che penso e ripenso e se penso ancora finisce che non posto più nulla quindi intanto questi pensierini ve li passo poi si vedrà.

Sara