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Autore Messaggio
Poesia
A. ramidus
A. ramidus


Registrato: 02 Apr 2012
Messaggi: 20
Località: Roma
Messaggio   Inviato: 04 Apr 2012 - 09:00 Rispondi citando Torna in cima
Oggetto: restare,partire,tornare o non farlo

Ascoltando,leggendo opinioni di studenti,lavoratori,ricercatori disperati di ogni sorta l'unica soluzione valida per reagire alla precaria situazione italiana che non permette ad ognuna delle categorie sopraelencate di coltivare i propri interessi e sè stesse, in pratica di sopravvivere è fuggire maledicendo l'Italia. Siamo tutti d'accordo che il campo economico, politico, scientifico, figuriamoci poi il letterario o l'antropologico sono in perenne crisi, una crisi così asfissiante che toglie ogni speranza e acuisce la frustrazione. Va bene questo lo si sa. Quello che mi chiedo e che chiedo soprattutto a voi è una soluzione pratica: come si fa a fare ricerca seriamente, a cominciare o continuare o sperare di diventare antropologo (nel nostro caso specifico)? E' andare via dall'Italia il prima possibile? Tornarvi con una salda preparazione e operare in modo che non muoia? E' studiare in Italia,fare ricerca in Italia,pubblicare quanti più possibili lavori italiani per dare tono e lustro agli antropologi italiani?
Il mio punto di vista non è campanilistico sarà anche di un'ingenua,ma continuare a lamentarsi e scappare via non mi sembrano delle ottime soluzioni,faranno anche sfogare e sognare,ma non evolvere.
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Poesia
A. ramidus
A. ramidus


Registrato: 02 Apr 2012
Messaggi: 20
Località: Roma
Messaggio   Inviato: 04 Apr 2012 - 09:16 Rispondi citando Torna in cima

NB: ho già letto gli altri topic postati su argomenti simili,ma le risposte mi sembrano sempre le stesse e optano per la fuga. Potrebbe rispondere qualcuno che magari lavora in Italia e riportare la propria esperienza...
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PiedoloOffline
H. ergaster
H. ergaster


Registrato: 10 Nov 2005
Messaggi: 885
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Messaggio   Inviato: 04 Apr 2012 - 10:02 Rispondi citando Torna in cima

Allora secondo me devi entrare di più nell'ottica della ricerca. La ricerca si fa all'università. Non pensare di prendere la specialistica e di metterti a fare ricerca per conto tuo. Lo puoi fare certamente se mamma e papà ti mantengono per sempre. C'è il dottorato, ma se ci entri senza borsa, non è cosa per tutti. La preparazione degli studenti italiani non è male, diciamo è diversa rispetto ai colleghi anglosassoni. Non si tratta del fatto che l'italiano fa antropologia di serie b. Anzi. Abbiamo fior fior di ricercatori e docenti, in Italia e all'estero, quindi non c'è nessun bisogno di dare lustro all'antropologia italiana, anche perchè non esiste alcuna suddivisione nazionale dell'antropologia. Semplicemente all'estero, forse anche perchè la tradizione antropologica è più radicata, ci sono i fondi per fare ricerca e non è impensabile che un giovane si dedichi, stipendiato, alla ricerca. In italia i casi son pochi e le borse, quando ci sono, ridicole.
A mio avviso, al momento, l'unica soluzione è andarsene. Se uno ha passione per l'antropologia, e con questo intendo dire interessi definiti, obiettivi specifici e voglia di distinguersi lavorando su argomenti particolari, allora deve cercare il centro di ricerca che si adatta di più alle sue esigenze senza guardare a dove sta. Dovrà cercare il tal docente, il tal laboratorio, la tal biblioteca e far domanda per entrarci. Nel tuo caso, se non ti senti sicura con le lingue, allora fai la specialistica in Italia (magari in una università diversa da quella della triennale così vedi prof diversi), imparati bene la lingua, definisci i tuoi interessi di ricerca (ma pensa in grande!) e fatti un anno di erasmus, trova una borsa per andare fuori, ci sono mille modi diversi. Struttura una tesi coi controcazzi e fatti un bel campo di 4 o 5 mesi. Se non riesci per questioni economiche, sfrutta uno dei bandi di soggiorno all'estero per trasformarlo nel tuo campo. Imparati bene la lingua del posto (e magari altre due lingue vicino perchè l'antropologo senza la conoscenza linguistica è inutile) e quando hai finito la specialistica fai domanda per un dottorato all'estero, nel paese che ti interessa, nell'università che ti interessa. Questo se vuoi fare ricerca.
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PiedoloOffline
H. ergaster
H. ergaster


Registrato: 10 Nov 2005
Messaggi: 885
Località: Monfalcone / Venezia
Status: Offline
Messaggio   Inviato: 04 Apr 2012 - 16:33 Rispondi citando Torna in cima

ah dimenticavo, vuoi l'esperienza di chi lavora in italia? Vai nella tua università trova un docente di antropologia che sia ricercatore e chiedi a lui Very Happy
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AlepisanoOffline
A. afarensis
A. afarensis


Registrato: 23 Mar 2011
Messaggi: 82
Località: Sassari
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Messaggio   Inviato: 04 Apr 2012 - 17:29 Rispondi citando Torna in cima

Il discorso è complicato.
Se per ricerca intendi all'interno dell'accademia quoto tutto quello che ha detto Piedolo. Precariato, clientelismo, scarsissime prospettive. Il quadro lo conosciamo bene.
Ma non è che fuori stiano aspettando gli antropologi italiani eh.. Una antropologa sarda ha fatto un dottorato in Inghilterra ed è rientrata perché, anche se perfettamente anglofona e titolata, i posti sono stati assegnati a locali. Ora sta lavorando in Sardegna con una borsa di studio per giovani ricercatori bandita dalla Regione Sardegna un paio di anni fà. Un suo collega di dottorato, mi pare triestino, ora sta lavorando, non so bene a che titolo (se come ricercatore o docente), in Canada. Uno dall'altra parte del mondo, l'altra è dovuta rientrare a casa...
Se invece ricerca la intendi in senso applicato, allora il quadro si amplia notevolmente. E molto dipende da te, dalla tua voglia e dalla tua determinazione. Non solo, ovviamente, non è la pubblicità delle Nike, quella del just do it. Però è vero che se hai idee e preparazione (per cui fatti una tesi di specialistica che ti formi) qualcosa puoi anche farlo. In Sardegna (scusate se assillo ma è la realtà che conosco meglio) è attiva una cooperativa di ex colleghi che tra una cosa e l'altraè attiva già da qualche anno. Magari non vanno alle Trobriand o tra i Dogon, però qualche comune disposto ad investire qualche euro per ricerche, spesso su folklore locale, lo stanno trovando.
Molte delle cose che ti serviranno l'università non te le insegna, ad esempio come organizzare un progetto "approvabile", per cui dovrai metterci del tuo, anche e soprattutto dopo la laurea.
Su questo argomento molto si è discusso in questo topic http://www.antrocom.it/MDForum-viewtopic-t-1000.html, con tante posizioni diverse. E' un po' lungo ma vale la pena per capire il punto a cui è arrivato il dibattito.
Per farti un'idea più completa cerca anche il gruppo Antropologia applicata e professionale su Linkedin che è nato a seguito di quella discussione, e che propone tantissimi spunti di riflessione.
Ti segnalo anche il sito Professione antropologo, curato da Moreno Tiziani, presidente di Antrocom (il padrone di casa, insomma Very Happy ) http://www.professioneantropologo.it/
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mariposa_mbOffline
H. habilis
H. habilis


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Messaggio   Inviato: 04 Apr 2012 - 18:25 Rispondi citando Torna in cima

Sono completamente d'accordo con Piedolo.
Penso che la ricerca in antropologia si possa fate solo in ambito universitario. E non solo perché altrimenti dovremmo farci mantenere da mamma e papà per sempre, ma anche perché è dentro l'università che si possono trovare interlocutori che ci aiutino a discuteree migliorare le nostre ricerche.
Non è che la gente scappi e si lamenti, semplicemente, la gente coglie le opportunità che trova secondo le sue inclinazioni e i suoi interessi e oggi come oggi le opportunità per i giovani antropologi sono all'estero e non in Italia...
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Poesia
A. ramidus
A. ramidus


Registrato: 02 Apr 2012
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Messaggio   Inviato: 11 Apr 2012 - 18:12 Rispondi citando Torna in cima

ognuno ha il proprio punto di vista determinato dalla propria esperienza o da quella di persone "vicine"... il mio era un dubbio provocatorio e vi ringrazio per aver risposto. Ho tanto su cui riflettere (per poi agire) Wink
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