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Titolo: Umani da sei milioni di anni. L'evoluzione della nostra specie
Autore: Biondi Gianfranco, Rickards Olga
Anno: 2009
Pagine: 204
Editore: Carocci
Collana: Frecce
Prezzo: 21,60 €
ISBN: 9788843051137
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Tra le discipline antropologiche più vivaci vi è sicuramente la paleoantropologia. Le continue scoperte, sia sul campo che in laboratorio, rendono via via più completo il quadro dell'evoluzione della nostra specie, a volte anche sovvertendo quanto acquisito fino a un dato momento.
Negli ultimi anni, accanto ai più classici esami paleoantropologici basati sullo studio morfologico dei fossili, si sono affiancate le indagini genetiche.
I metodi di studio del DNA si sono ben prestati all'antropologia, non solo per corroborare quanto già acquisito, ma per aprire vere e proprie finestre temporali sul nostro passato evolutivo, del tutto inaspettate.
L'antropogenetica, come viene definita da alcuni, ha permesso inoltre di ridurre la distanza tra noi e le scimmie antropomorfe. Se è vero che già da tempo è nota la parentela tra la specie umana e le grandi scimmie, la strada per arrivare a questa consapevolezza è stata lunga e a dir poco difficoltosa. Nonostante quanto acquisito dalla scienza, ancora oggi si tende a vedere, nelle "scimmie", animali senza alcuna relazione con noi.
Nell'anno che ha visto il bicentenario della nascita di Darwin, è bene dunque che sia stato pubblicato il libro di Biondi e Rickards, due studiosi con percorsi scientifici diversi che si sono incontrati sul terreno dell'antropologia; libro che non solo fa il punto delle conoscenze attuali nel campo della paleoantropologia, ma offre spunti di riflessione che vanno ben al di là delle "semplici" analisi morfologiche e genetiche sui fossili.
Il testo ripercorre le tappe evolutive della nostra specie, se così si possono definire, alla luce della teoria dell'evoluzione e delle ultime scoperte sia in campo paleoantropologico che genetico.
Non a caso il libro si apre con le considerazioni sul "posto dell'uomo nella natura", riprendendo il titolo del celebre libro pubblicato nel 1863 da Thomas Henry Huxley.
La nostra è infatti una specie che, dal punto di vista biologico, non ha nulla di particolare se confrontata con le altre che popolano il pianeta. Ma per comprendere pienamente questo concetto e cogliere le parentele evolutive con gli altri esseri viventi, e in particolare proprio con le scimmie antropomorfe, gli Autori cominciano delineando necessariamente alcuni termini e concetti legati al tema.
Attraverso considerazioni sul rapporto tra "tempo profondo" ed evoluzionismo darwiniano, viene allora introdotto il ruolo delle analisi molecolari in paleoantropologia e la loro importanza per la definizione di alcuni aspetti di questa disciplina.
Non manca tuttavia una breve carrellata sulla storia dello stesso pensiero evolutivo: del resto, l'idea di un "passato" lontano della nostra specie, che non ha un corrispettivo nel mito religioso della Creazione, si è affacciato nella cultura occidentale solo a partire dal XVI secolo.
Un capitolo introduttivo che si presenta quindi denso di concetti, che fanno da fondamento all'intero libro e che sono richiamati di volta in volta tra le pagine, come succede con la parte successiva dedicata ai Primati. La loro classificazione tassonomica è appena accennata, mentre se ne indagano più approfonditamente sia la storia evolutiva che genetica, nello spirito che guida tutto il testo.
Storia evolutiva che in parte riguarda la nostra specie: ecco dunque che nei capitoli successivi si prendono in considerazione le specie fossili che hanno preceduto il genere Homo, a partire da Orrorin tugenensis fino alle australopitecine, passando per il genere Ardipithecus, il Kenyanthropus platyops e i parantropi.
Non si tratta solo di una "sfilata" di antenati, ma di una disamina delle loro caratteristiche nel più ampio contesto evolutivo e in relazione alle controversie che spesso sorgono in merito alla loro classificazione. La genetica, in questi casi, può aiutare a dissipare i dubbi, per quanto ciò non sia sempre possibile.
Aspetti che riguardano anche le specie del genere Homo che vengono esaminate nei capitoli centrali del testo. Il cespuglio evolutivo si sta facendo sempre più intricato a mano a mano che nuove forme estinte vengono catalogate, tanto che alcuni studiosi si sono chiesti se non si stia esagerando con tali classificazioni.
E' qui che l'aggiornamento del libro si fa evidente, quando esamina Homo cepranensis, Homo floresiensis (che in questa sede emerge finalmente nel ruolo di specie a sé stante che gli spetta) e Homo helmei.
Un capitolo a parte è dedicato all'uomo di Neanderthal, un "cugino" che ci ha sempre affascinato sin dalla scoperta dei suoi primi fossili e che ha stimolato la nostra fantasia vestendolo a volte nei panni di un bruto, a volte in quelli di un uomo non molto diverso da noi.
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