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District 9

Sabato, 09 Gennaio 2010 - 20:27 Inviato da : Bordoni e Marino

Titolo: District 9
Titolo originale: id.
Regia: Neill Blomkamp
Anno: 2009
Interpreti: Sharlto Copley, Jason Cope, Nathalie Boltt, David James, Louis Minnaar, William Allen Young, Robert Hobbs, Vanessa Haywood: Tania Van De Merwe
Sceneggiatura: Neill Blomkamp, Terri Tatchell
Fotografia: Trent Opaloch
Scenografia: Philip Ivey
Musica originale: Clinton Shorter
Montaggio: Julian Clarke
Effetti speciali: Image Engine Design, Weta Workshop
Produzione: Peter Jackson, Carolynne Cunningham
Casa di produzione: Key Creatives, QED International, WingNut Films
Produttore esecutivo: Bill Block, Ken Kamins
Distribuzione (Italia): Sony Pictures
Nazione: USA/Nuova Zelanda
Lingua originale: Inglese, afrikaans
Durata: 112'
Prezzo: € 21,99 (edizione due dischi DVD)

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Trama: Sudafrica, 1982. Una nave aliena in avaria si posiziona nei cieli di Johannesbourg. Gli esseri denutriti e confusi presenti al suo interno vengono portati in un centro di prima accoglienza presto convertito in ghetto, la cui gestione è affidata alla MNU (Multi-National United), una compagnia privata che vuole studiarne l'avanzata tecnologia bellica, funzionante solo a contatto col DNA alieno.
Oggi. Wikus Van De Merwe, genero del presidente della compagnia e acriticamente entusiasta del suo lavoro, è incaricato dello sfollamento degli alieni in un sito più appartato. Ma, contaminatosi con un siero alieno, inizia a mutare geneticamente, divenendo cavia dell'MNU. L'unica sua speranza è aiutare gli alieni a fuggire: sull'astronave forse può essere guarito.




"Attenzione: è vietato ai non umani vagabondare per strada"; "Bagno riservato unicamente agli umani"; "Area per soli uomini. I non umani sono banditi!". Il consueto segnale rosso di divieto stavolta sbarra il passo a un inconsueto alieno nero stilizzato. Questi cartelloni "razzisti" hanno cominciato a comparire nelle grandi città, moltiplicandosi fino a invadere autobus, locali, strade, piazze man mano che l'uscita si faceva imminente.

All'inizio per la maggior parte delle persone non era chiaro si trattasse della pubblicità di un film. Per via della grafica cartoonesca dei manifesti, poi, non era neanche automatico identificarne il genere. Una campagna di viral marketing volutamente ambigua che ha reso il film prodotto dal neozelandese Peter Jackson e diretto dal suo pupillo, il sudafricano Neill Blomkamp, uno dei più attesi dell'anno, e non solo dagli appassionati di fantascienza. Se la campagna è ironica, con il suo design innocuo e l'invito a segnalare i "casi sospetti" sul sito district9.it, il suo messaggio vuole evocare passati fantasmi molto poco innocui. Come non ricordare il "Vietato l'ingresso agli ebrei e ai cani" affisso sulla vetrina di una pasticceria a causa del quale Benigni si trova a spiegare a suo figlio, in un dialogo drammaticamente comico, l'assurdità e l'arbitrarietà delle leggi razziali (La vita è bella)?

Durante il nazifascismo appositi cartelli negavano agli ebrei l'accesso in negozi e ristoranti, e l'assonanza tra non-ariani e non-umani è lampante. Ma il riferimento di District 9 è ancora più preciso. Basta fare un giro (anche virtuale) per il Museo dell'apartheid di Johannesbourg, città dove il film è ambientato, per trovare i cartelli che erano esposti fino a non molti anni fa per tutta la città e che recitavano: "For use by white person"; "Suburban Station for non-whites"; "Reserved for the exclusive use of white person".

E' l'apartheid, letteralmente "separazione", ovvero la politica di discriminazione e segregazione delle persone di colore istituita in Sudafrica dal dopoguerra. Proclamata crimine internazionale dalle Nazioni Unite negli anni Settanta, è rimasta in vigore fino al 1991, quando Neill Blomkamp, bianco, nato e vissuto a Johannesbourg fino alla maggiore età, aveva dodici anni. Il suo primo lungometraggio prende il nome dalla famigerata bidonville recintata in cui furono confinati sessantamila neri: District 6.

Philip K. Dick scriveva che ogni buona storia di science fiction scaturisce dalla creazione di un mondo fittizio ipotizzato a partire dal nostro, che però differisce da esso almeno in un punto, sufficiente per dare il via ad avvenimenti che non potrebbero verificarsi in qualunque società nota del passato o del presente (1). Senz'altro District 9 rispetta la prima parte dell'affascinante definizione, ipotizzando un mondo del tutto simile al nostro su cui, ventotto anni fa, gli alieni naufragarono, ma disattende la seconda parte: questa "idea nettamente nuova" individuata da Dick come condizione essenziale della fantascienza in realtà qui innesca conseguenze nettamente vecchie.

District 9 infatti non è un film di fantascienza. Ci sono cose da un altro mondo, ibridazioni, esoscheletri, un'enorme nave spaziale sospesa sulla città come nuvola inamovibile, bioarmi devastanti, ma non è science fiction. E' un film sul razzismo, sullo sterminio di massa e, forse soprattutto, sull'immigrazione, sull'altro che non vogliamo ospitare in casa "nostra". La giustificazione è sempre la stessa: "Se fossero umani potrei capirlo. Ma non sono di qui. Vengono da un altro pianeta", commenta un ragazzo all'inizio.

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