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Titolo: Il paese dei filosofi con gli stivali
Autore: Frassetto Laura
Anno: 2009
Pagine: 154
Editore: AltroMondo Editore
Prezzo: 13,00 €
ISBN: 9788862812238
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Già dal titolo di questo libro si preannuncia un Messico letto in una chiave particolare: uno sguardo privo di aspettative che è così poco caratteristico dell'antropologo che si reca su campo per studiare una realtà, una cultura, un paese.
C'è molta capacità di stupirsi, di lasciarsi conquistare da questi aspetti magici dell'esistenza, in questo diario di viaggio che racconta un Messico che si rivela tappa per tappa, emozione dopo emozione, sul bilico tra fiaba e racconto di vita, perchè è durante questo viaggio che l'autrice conosce colui che sarà il suo futuro marito, e che per forza di cose la calerà più profondamente di ogni indagine di campo nel cuore della cultura messicana, dei suoi usi e dei suoi costumi.
Il mistero che si cela nel titolo ci viene spiegato in un capitolo del libro: gli stivali sono quelli venduti dalle centinaia di negozi nella città di Chihuahua, tipici dei
ranchero, la mitica figura del cowboy messicano, che racchiude in sè uno stile di vita ben riassunto da un pannello di legno affisso su uno di questi negozi, e che l'autrice trascrive meticolosamente, cogliendo non solo l'autoironia che lo anima, ma anche quel modo, tutto messicano, di porsi nel mondo.
Eppure non è solo qui che si cela la "filosofia" racchiusa nel titolo del libro. Nel tratto di strada - coperto in autobus - che porta l'Autrice verso una nuova tappa del suo viaggio, questa fa prepotentemente capolino su una scritta tracciata a lettere chiare e nitide sulla parete di una casa:
casi todo es otra cosa ovvero "quasi tutto è un'altra cosa".
Si scoprirà poi, nel corso della lettura, che i messicani adorano utilizzare muri e cartelloni pubblicitari per veicolare i loro messaggi "filosofici" o propagandistici senza perdere la capacità, in entrambi i casi, di stupire (nel bene o nel male).
Questo diario di viaggio spazia dal tipico Messico turistico a quello più nascosto, quantomeno a chi ha l'occhio allenato a cogliere la dimensione della tradizione, fatta di quelle sfumature di senso... che trovano senso e armonia proprio in chi sa scorgerle e apprezzarle (anche se l'Autrice non si definisce un'antropologa, sembra che essa lo sia...suo malgrado!).
Così questo paese ci viene presentato nelle svariate sfaccettature che caratterizzano la sua natura molteplice. Da quella magica - che sembra avere nel libro la sua cornice privilegiata - a quella più contemporanea fatta anche dei suoi problemi, del semplice vivere della sua gente nel quotidiano (che non è mai noioso, grigio, spento).
Così, se è impossibile non associare al Messico l'uso del peyote, anche grazie all'opera di Castaneda (l'utilizzo della mescalina, tipico di molte culture preispaniche americane, ha avuto tanta fortuna nell'immaginario dell'Occidente: basta citare il famoso film "Stati di allucinazione" di Ken Russell), è anche vero che è qui, nella sua terra, che questo è consegnato a tutt'altro genere di immaginario, che lo vede protagonista del processo di guarigione tramite il quale operano i
curandero, gli sciamani del Centroamerica, ponendosi come strumento per favorire la mediazione tra mondo divino ed umano.
E' quindi con disappunto che l'Autrice fa presente come oggi l'utilizzo di questo fungo allucinogeno venga praticato con incoscienza e quasi per gioco da tanti giovani americani che attraversano il confine messicano per utilizzarlo alla stregua di una comune droga da sballo, da provare perchè leggendaria, senza tenere in considerazione il fatto che il peyote, così basilare per le pratche sciamaniche di chi lo utilizza, è sempre più difficile da trovare. Il consumismo non ha anima... nè mistica.
Dai filosofi con gli stivali si passa ai filosofi con i sandali, riferimento ai Tarahumara, un gruppo etnico che vive tra i canyon della Sierra Tarahumara, famosi per la loro capacità di correre instancabilmente, e quasi con diletto.
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